Il culto della bellezza, un business da miliardi di euro | T-Mag | il magazine di Tecnè

Il culto della bellezza, un business da miliardi di euro

di Umberto Schiavella

cosmeticiMagazine online come Mashable e Wired già lo scorso anno lo davano come morto, rimpiazzato da una nuova tendenza giovanile, gli Yucci, Young Urban Creative, ma il fenomeno hipster è ancora vivo e vegeto. Stiamo assistendo ad un proliferare di barbieri moderni per uomo, nuova frontiera del look maschile con barbe folte, capelli rasati e impomatati. Ogni giorno nascono nuove start-up, franchising e concept store dedicati a tutto il mood che circonda barba e baffi dal sapore risorgimentale. L’ultima, in ordine di tempo, è un’azienda di Pesaro che in meno di 12 mesi ha aperto 300 punti vendita in tutto il paese e sta già prevedendo l’espansione in diversi paesi europei. Dal 2013 ad oggi, in Italia il numero dei barber shop è aumentato del 70%. Se da un lato si registrano incrementi di fatturato per i barbieri da uomo, dall’altro si assiste ad un calo costante della spesa legata al consumo di saponi, schiume, gel da barba, lamette e rasoi elettrici. Per i prodotti della linea maschile dedicati al taglio della barba, nel 2015 sono stati spesi 73 milioni di euro, con un decremento del 3,3% rispetto al 2014. In calo anche il consumo di dopobarba, -2,9% per un giro d’affari complessivo di 54,1 milioni di euro. Secondo Cosmetica italiana i consumi maschili incidono per circa il 30% sul fatturato globale del settore.
E le donne? Il mercato della coiffeur nel 2015 ha realizzato un fatturato di ben 7,3 miliardi di euro, pari a mezzo punto del Pil. Occupa più di 180.000 parrucchieri in 90 mila saloni distribuiti su tutto il territorio nazionale ed è pari al 2,2% delle Pmi italiane. Si tratta del mercato più importante della bellezza professionale in Italia ed è ai primi posti in Europa prima di Francia e Inghilterra. Questo secondo i dati presentati da L’Oréal Italia Prodotti Professionali, uno studio che fa il punto sul mercato nazionale. Dall’indagine, svolta in collaborazione con Eumetra Monterosa, emerge che per tre italiani si cinque il parrucchiere è la professione artigianale che offre le maggiori opportunità professionali per i giovani. Una percentuale che sale al 67% tra chi svolge professioni ben retribuite. Questo mestiere piace agli italiani perché, per più del 90% del campione, è creativo, affascinante per il 74%, permette di lavorare in proprio per l’80% ed è dinamico e in continua evoluzione per più del 73% del campione preso in esame. Per l’86% dei parrucchieri adulti si tratta di un mestiere molto soddisfacente, percentuale che sale al 90% per i giovani. Importante anche la formazione, le Accademie dedicate a questo mestiere, solo nel 2015, hanno erogato 1.400 corsi di formazione per un totale di 66.000 contatti formativi. La ricerca dimostra come anche il digital sta diventando un driver importante per la crescita del settore. L’Oréal Prodotti Professionali, sempre nel 2015, ha lanciato il progetto Salon e-motion 2.0 per modernizzare i saloni attraverso l’utilizzo di device elettronici. A poco più di un anno di distanza i primi due saloni pilota di Milano, che hanno applicato i device digitali sviluppati in collaborazione con Samsung, riportano risultati più che positivi: 8 su 10 il voto delle clienti grazie ad una diagnosi più accurata, +50% di nuove clienti in un anno, +12% di visite e il 94% delle clienti hanno acquistato un prodotto per il trattamento a domicilio. Il 68% dei parrucchieri adulti intervistati utilizza supporti digitali per facilitare la relazione con il cliente e nel 79% dei casi lo ritiene molto utile. L’archivio digitale risulta particolarmente vantaggioso nella gestione del rapporto con la clientela (per l’81% dei parrucchieri adulti), anche se si tratta di un servizio ancora poco diffuso, viene utilizzato, infatti, solo dal 57% degli intervistati.
Non solo barbieri e parrucchieri, l’industria cosmetica italiana, nonostante la crisi, continua a crescere. Secondo i dati del settimo Beauty Report diffuso durante l’assemblea dei soci di Cosmetica Italia, l’associazione che riunisce le imprese del comparto e che aderisce a Confindustria, sia la produzione che il consumo interno sono tornati a crescere. Secondo le stime di Cosmetica Italia il settore ha chiuso il 2015 con fatturato pari a 10 miliardi di euro. Crescono sono sia il valore della produzione industriale, salito del 6% contro il +0,8% registrato nel 2014, sia l’export, vero volano della crescita che ha registrato un aumento del 14,3% su base annua toccando i 3,8 miliardi di euro. Significativo anche l’aumento della bilancia commerciale in attivo per circa due miliardi di euro (+21,1% sul 2014). La situazione internazionale incerta, vedi la Brexit, da questo punto di vista non spaventa il settore che ha intenzione di chiudere il 2016 con una crescita simile a quella registrata lo scorso anno. La settima edizione del Beauty Report conferma la ripresa del mercato interno: nel 2015 i consumi sono aumentati dell’1,4% per un valore di 9,8 miliardi di euro. Questo grazie ad una generalizzata ripresa della fiducia dei consumatori, ma anche dal rinnovo dei canali di vendita e della digitalizzazione: le vendite online sono salite del 54,5% rispetto al 2014, toccando i 170 milioni di euro, mentre farmacie, profumerie ed erboristerie hanno registrato crescite rispettivamente del +1,5%, + 0,9% e 2,9%. In aumento anche le vendite mass market, il canale che assorbe la quota maggiore di fatturato pari a 3,7 miliardi, canale che ha registrato, sempre nel 2015, un aumento dell’1,6%.

 

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