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Una lettura ragionata dei dati sull’occupazione

I numeri del lavoro. È in corso un interessato dibattito sui dati relativi all’occupazione e come spesso capita il punto di vista viene scelto sulla base della convenienza, cioè di quello che si vuol fare risultare
di Fulvio Fammoni*

disoccupati_precari_lavoroGli occupati calano o crescono? È merito o demerito del Jobs Act o degli incentivi?
È in corso un interessato dibattito sui dati relativi all’occupazione e come spesso capita il punto di vista viene scelto sulla base della convenienza, cioè di quello che si vuol fare risultare.
Se quindi, si vuole dimostrare un risultato positivo, si prende a riferimento il dato dell’ultimo anno che risente ancora – in gran parte – del ruolo degli incentivi 2015 per il nuovo contratto a tempo indeterminato (chissà perché ancora definito a tutele crescenti) con licenziamenti più facili.
Se invece si vuole dimostrare il contrario si prende a riferimento l’ultimo mese di luglio, con un’occupazione sostanzialmente ferma.
Alla fine del 2016 questo gioco di interpretazioni troverà una sua prima conclusione definitiva con un risultato che –se nulla cambia- temo sarà negativo in entrambi i casi.
Ma intanto com’è la situazione nel 2016? Abbiamo esaminato l’ultimo dato in ordine di tempo relativo all’Osservatorio INPS sui primi sette mesi del 2016.

Assunzioni per tipo di rapporto di lavoro nei primi 7 mesi di ciascun anno

Fonte: elaborazioni FDV su dati INPS (Osservatorio sul precariato

Fonte: elaborazioni FDV su dati INPS (Osservatorio sul precariato

Tra i lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi domestici e agricoli) i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nei primi sette mesi del 2016 sono stati 744 mila; inferiori non solo a quelli dello stesso periodo del 2015 (-379 mila, pari al -33,7%), ma addirittura anche a quelli del 2014 (-64 mila, pari a -8%) e del 2013 (-92 mila, pari a -11%).
Le assunzioni a termine, pari a circa 2,1 milioni, rappresentano ben il 71% dei nuovi rapporti di lavoro. L’abnorme dato di acquisto di 85 milioni di voucher (+135% rispetto allo stesso periodo del 2014) è un dato sottostimato, poiché, la parte di lavoro ufficialmente dichiarato con gli stessi non copre che una parte del lavoro effettivamente svolto.
Il lavoro precario e instabile si conferma nel 2016 la forma assolutamente predominante di accesso al mercato del lavoro.

Trasformazioni a tempo indeterminato nei primi 7 mesi di ciascun anno

Fonte: elaborazioni FDV su dati INPS (Osservatorio sul precariato)

Fonte: elaborazioni FDV su dati INPS (Osservatorio sul precariato)

Anche le trasformazioni in tempo indeterminato (179 mila) sono in calo sia rispetto al 2015 (-102 mila, -36,2%) che al corrispondente periodo del 2014 (-39 mila, -18%). In sintesi: da gennaio del 2015 erano attivi gli incentivi alle assunzioni, mentre il Jobs Act è entrato in vigore solo da marzo. Nel 2016, il Jobs Act è a regime, mentre gli incentivi scendono al 40 % dell’anno precedente. Nuove attivazioni a tempo indeterminato inferiori non solo al 2015 ma anche al 2014 dimostrano in maniera evidente che l’elemento predominante per le scelte delle aziende è quello degli incentivi.

Cessazioni e variazione netta* dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato nei primi 7 mesi di ciascun anno

(*) incluse le trasformazioni in tempo indeterminato. Fonte: elaborazioni FDV su dati INPS (Osservatorio sul precariato)

(*) incluse le trasformazioni in tempo indeterminato.
Fonte: elaborazioni FDV su dati INPS (Osservatorio sul precariato)

Il saldo occupazionale complessivo (attivazioni/cessazioni) del tempo indeterminato (incluse le trasformazioni che però riguardano rapporti di lavoro già esistenti) resta positivo (+76 mila) anche se fortemente ridotto rispetto al 2015 (+465 mila), ed è anche inferiore al dato 2014 (+129 mila).
Il saldo netto resta positivo grazie alle minori cessazioni, che scendono sotto le 900 mila unità, 90 mila rispetto ai primi 7 mesi del 2015, 43 mila nei confronti del corrispondente periodo del 2014 e 95 mila rispetto a quello del 2013.
Nel mese di luglio 2016, la variazione netta è stata pressoché nulla (87 unità).
È un dato che va interpretato: una quota molto consistente del rallentamento dei flussi in uscita è attribuibile alla forte diminuzione delle uscite per pensioni. Sono state liquidate nel 1° semestre del 2016 (nel fondo pensioni lavoratori dipendenti-FPLD) circa 55 mila pensioni, contro le 92 mila del corrispondente periodo del 2015 ( 37 mila) e le 65 mila del 2014 (-10 mila). Con lo stesso dato di pensionamenti del 2015, il saldo occupazionale dell’anno in corso risulterebbe ridimensionato di quasi il 50%.
Questo dicono chiaramente i dati INPS.
Naturalmente esistono anche altre fonti, in primo luogo l’ISTAT e anche dati relativi alle comunicazioni obbligatorie elaborate dal Ministero del Lavoro.
Mi soffermo per adesso sui dati INPS e ISTAT.
La presenza di più fonti statistiche che insistono sugli stessi temi, accresce il patrimonio informativo ma può causare un’oggettiva difficoltà nella comprensione delle tendenze in atto.

Voucher venduti per ripartizione geografica: valori assoluti, distribuzione e variazioni % nei primi sette mesi di ciascun anno

Fonte: elaborazioni FDV su dati INPS (Osservatorio sul precariato)

Fonte: elaborazioni FDV su dati INPS (Osservatorio sul precariato)

Ci soffermiamo brevemente sulle due fonti che a cadenza mensile diffondono dati sull’occupazione: si tratta, oltre all’Osservatorio sul precariato INPS di cui abbiamo analizzato i dati, della Rilevazione sulle forze di lavoro ISTAT (Occupati e disoccupati).
Le principali differenze riguardano: la natura delle fonti, di origine amministrativa e basata sulle imprese nel caso dei dati INPS; è campionaria e basata sulle famiglie per l’Istat; la copertura, le Forze di lavoro ISTAT considerano tutti gli occupati siano essi dipendenti o indipendenti, pubblici o privati; l’INPS contempla nell’Osservatorio solo i dipendenti delle imprese private industriali e dei servizi (inclusi gli Enti pubblici non economici) escludendo domestici ed agricoli; fino alla più recente nota di settembre l’INPS non considerava gli stagionali; il fenomeno osservato, nel caso dell’ISTAT sono gli occupati intesi come individui, mentre l’INPS calcola i rapporti di lavoro attivati, le cessazioni e le trasformazioni; i voucher, per l’ISTAT sono all’interno del dato generale come una delle possibili modalità di occupazione, mentre nei dati INPS sono espressi separatamente in termini di buoni venduti.
Le differenze, che non si limitano solo a quelle appena accennate, sono ampie e possono giustificare diversità anche consistenti. Allo stesso tempo però, le due fonti dovrebbero delineare un quadro evolutivo simile del mercato del lavoro italiano. Ed in effetti i dati delineano le stesse tendenze.
Nel corso del 2016 per quanto riguarda il tempo indeterminato, entrambe le fonti rilevano un arresto della crescita. Mentre, per il lavoro a termine (inclusi gli stagionali), entrambe rilevano un aumento.
Si conferma quindi, che per far ripartire davvero l’occupazione, non serve (se non al momento) il doping degli incentivi; non servono interventi spot o propaganda, ma serve un cambiamento di fondo nelle politiche economiche.
Interventi strutturali e investimenti, a partire da quelli pubblici, per rilanciare nell’immediato e in prospettiva lo sviluppo; puntando sull’elemento di fondo dell’occupazione nelle future scelte economiche con un vero e proprio piano del lavoro.

*Fulvio Fammoni è presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio

 

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