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Sale il potere d’acquisto. Ma nel 2017 potrebbe di nuovo rallentare

Secondo le stime del Rapporto Coop 2016 il prossimo anno il potere d'acquisto delle famiglie italiane riporterà un rallentamento al +0,7%
di Redazione

Ultimamente, in particolare da quando l’Italia ha intrapreso la strada della risalita, l’economia italiana ha cominciato a trarre più vantaggi dalla domanda interna che da quella estera, cambiando un po’ lo scenario rispetto agli anni in cui la crisi economica si mostrava più acuta.

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Il cambiamento di cui stiamo parlando è legato però a due fattori, uno positivo ed uno negativo: il miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie italiane e il rallentamento che molteplici fattori – tra cui la frenata dei Paesi emergenti e i disordini geopolitici in alcune aree del globo – hanno apportato al commercio mondiale.
Dal 2008 – il primo anno in cui la crisi economica si è cominciata ad avvertire nel nostro Paese – il potere d’acquisto delle famiglie italiane è sempre diminuito, fino alla battuta d’arresto registrata nel 2014. Nel 2015 si è registrata la prima crescita dopo sette anni, +0,8%, mentre nel corso del 2016 sta registrando ritmi superiori all’1%. Nel 2017, però, secondo le stime contenute nell’ultimo Rapporto Coop , il potere d’acquisto potrebbe riportare una leggera battuta d’arresto (+0,7%) che, insieme ad una probabile crescita dei prezzi al consumo, si tradurrà in un rallentamento dei consumi delle famiglie nel breve periodo.
In effetti nemmeno le ultime rilevazioni di Istat e Confcommercio relative ai consumi delle famiglie italiane avevano dato segnali incoraggianti: a settembre le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,6%, mentre l’ICC ha certificato una contrazione – sia congiunturale che tendenziale – dello 0,1% per i consumi in senso stretto (per i servizi si è registrata una variazione nulla, mentre per i beni un -0,2%).
Anche da alcune componenti dell’indice di fiducia dei consumatori italiani giungono segnali potenzialmente negativi. Le rilevazioni più recenti mostrano come l’andamento congiunturale dei giudizi sulle opportunità attuali all’acquisto di beni durevoli siano ancora molto prudenti: dai -39 punti di agosto si è registrato un crollo a -54 punti a settembre, valore registrato anche a novembre e al quale è seguito solo un timido miglioramento a dicembre, quando l’indicatore si è portato a -53 punti.
Un altro indicatore rilevante è quello relativo ai giudizi sul bilancio familiare, in discesa secondo le ultime rilevazioni: dopo la crescita da 4 a 6 punti tra settembre e ottobre, a novembre si è registrata una diminuzione a 5 punti, proseguita a dicembre a 3.
Come spiegato in precedenza a influire sul potere d’acquisto delle famiglie sono anche i prezzi al consumo che, a partire dal 2017, potrebbero tornare a salire. Tra il mantenimento della politica monetaria della Bce (il quantitative easing) e la risalita dei prezzi delle materie prime, già nei primi mesi del 2017 – per dirla con le parole dell’Istat – si prevede una ripresa dell’inflazione con una intensità più marcata nella seconda parte dell’anno, con appunto “un contenimento del potere di acquisto”.

 

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