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Piccole imprese e credit crunch: l’analisi

Secondo Confesercenti, nella concessione del credito bancario sono state “privilegiate” le imprese di media e grande dimensione
di Redazione

L’ultimo Bollettino statistico della Banca d’Italia sottolinea che recentemente è proseguita l’espansione del credito al settore privato non finanziario, anche se non mancano delle ombre: nell’analisi si legge infatti che la crescita dei prestiti resta modesta.

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In particolare, a novembre, ultimo mese per il quale sono disponibili dei dati, la variazione su base annua dei prestiti bancari alle imprese è stata nulla: la Banca d’Italia spiega che all’aumento dei finanziamenti alle aziende di servizi si sono contrapposti l’ulteriore riduzione alle imprese di costruzione e il nuovo calo del credito destinato a quelle manifatturiere. Quindi le difficoltà di accesso al credito registrate negli ultimi anni non sono svanite del tutto.
Un’analisi sul credito, condotta da Confesercenti e basata sui dati della Banca d’Italia, sostiene che la stretta creditizia – o credit crunch – ha colpito soprattutto una parte del tessuto imprenditoriale italiano: nel periodo compreso tra il 2010 e il 2016, le piccole imprese hanno visto “svanire” 31 miliardi di euro di finanziamenti.
Tra chi ne ha fatto richiesta, sottolinea Confesercenti, le banche hanno preferito concedere il credito alle realtà imprenditoriali di medie e grandi dimensioni. Una scelta che non sembra dettata dal grado di affidabilità del cliente, però. Lo studio osserva che la rischiosità delle piccole imprese non è superiore a quella delle grandi.
A dimostrarlo sono le statistiche riportate nell’analisi: negli ultimi sei anni l’incidenza percentuale delle imprese, che impiegano meno di 20 dipendenti, sul totale delle sofferenze bancarie è diminuito di sei punti, passando dal 25,7% al 19,7%. Più contenuto, rispetto alle grandi imprese, anche l’aumento medio dello stock di sofferenze delle piccole imprese (+118% contro il +207% delle grandi).
Confesercenti sottolinea il caso delle piccole imprese del commercio che pur essendo “titolari” di una percentuale molto bassa del totale di sofferenze (il 4,8%, in discesa dal 6% del 2010) hanno perso ben 7 miliardi di euro di finanziamenti.

 

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