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IA: come cambia il mercato del lavoro

Diversi studi concordano che serviranno nuove competenze, molte attività verranno sostituite dalle macchine
di Redazione

La crisi ha bruciato milioni di posti di lavoro, molti dei quali in Europa e soprattutto nelle economie che già presentavano determinate fragilità. Per rendere l’idea, tra il 2008 e la metà del 2014, solo in Italia sono andati in fumo 1,2 milioni di posti, in Spagna addirittura 3,4. Oggi, con l’economia in ripresa e l’occupazione che è ripartita un po’ ovunque, si registra un lieve recupero. Ma sono ancora molte le sfide nel mondo del lavoro.

Da alcuni anni si osservano con maggiore attenzione i mutamenti che stanno avvenendo nei processi produttivi, dall’automazione grazie all’impiego di macchine sofisticate alla robotica, dall’intelligenza artificiale ai Big Data. Inutile dire che tali, nuove, circostanze avranno un impatto occupazionale non indifferente. All’inizio i principali studi sul fenomeno sembravano indicare scenari nefasti, il rischio che l’automazione dei processi produttivi potrebbe causare una disoccupazione di massa. Le ultime indagini, al contrario, sono più ottimiste e vanno più o meno nella stessa direzione: sicuramente alcuni lavori scompariranno, altri verranno sostituiti e ne verranno creati di nuovi. In altre parole come la società saprà reagire ai cambiamenti dipenderà pressoché dalla capacità di assorbire nuove competenze, utili per una migliore interazione con le macchine.
Secondo un recente studio McKinsey, in cui vengono analizzate duemila attività in 820 tipi di lavoro, si rileva che per il 60% dei lavori è automatizzabile almeno il 30% delle funzioni. Mentre i lavori che saranno totalmente automatizzabili (in questo caso si fa riferimento a mansioni quali cucitori o raccoglitori agricoli) rappresentano appena il 5% del campione.
Già uno studio PwC, relativo però al solo mercato del lavoro britannico, ha stimato nel giro di 15 anni una potenziale perdita dei posti di lavoro pari al 30%. Tuttavia non è detto che la circostanza si traduca necessariamente in un aumento della disoccupazione. Anche qui, viene specificato, i lavori sostituiti dalle macchine saranno le mansioni più semplici e ripetitive, mentre le persone dovranno avere una preparazione che permetta loro di intervenire o progettare nuova tecnologia.

 

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