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Poche donne manager, perché?

Uno studio del Boston Consulting Group sottolinea che diversi fattori penalizzano la crescita in azienda delle donne
di Redazione

Google ha licenziato l’autore del documento di dieci pagine pubblicato su una mailing list interna all’azienda che criticava la decisione di aumentare la percentuale di dipendenti appartenenti a minoranze etniche e di donne con ruoli da dirigente. Nel testo, l’autore sostiene che le donne non ricoprono ruoli di responsabilità nell’industria tecnologica per “differenze genetiche” che le rendono meno adatte per certi lavori. Dichiarazioni che (evidentemente) non sono piaciute all’azienda, dove la quota di lavoratrici è aumentata sensibilmente negli ultimi anni: attualmente le donne sono il 31% della forza lavoro totale di Google (il dato è in crescita rispetto al 17% del 2014), anche se la quota scende al 25% tra le posizioni da dirigente. Le donne non hanno difficoltà a ricoprire incarichi di rilevo soltanto a Google, in realtà: si tratta di un problema comune a molte aziende anche attive in diversi settori. Non solo tecnologici.

Un rapporto del Boston Consulting Group – l’indagine è stata condotta con la collaborazione di Valore D e interpellando oltre 2.500 persone impiegate in aziende italiane o di multinazionali con sede in Italia – sottolinea che diversi fattori penalizzano la crescita in azienda delle donne. Vediamo quali sono. Il primo fattore è legato al percorso di studi: le donne tendono a essere più orientate a percorsi umanistici nonostante i tassi di occupazione in ambito tecnico-scientifico siano mediamente più alti (i dati lo confermano: il 79% degli ingegneri trova un’occupazione dopo la laurea rispetto al 40% dei laureati in lettere). Perché lo fanno? Lo studio risponde che “alcune specializzazioni particolarmente tecniche sono state considerate per troppi anni “da uomini”. Ciò che ne consegue “è è una minore disponibilità di candidate per le posizioni che spesso offrono maggiori opportunità di inserimento o di sviluppo in azienda”. Infatti le difficoltà non cessano, una volta trovato un impiego. La crescita nell’impresa “è ulteriormente penalizzata da una cultura aziendale che non sostiene a sufficienza la parità di genere”.
Le donne impiegano così più tempo per ricoprire – quando ci riescono, ovviamente – incarichi dirigenziali: 11,4 anni contro i 10,5 anni degli uomini. Anche in questo caso, tra le donne, chi ha conseguito una laurea in materie scientifiche (ingegneria, economia…) o è in possesso di un livello di istruzione più alto (dottorato-master) impiegano relativamente meno tempo rispetto alla media. A parità di titolo di studio, però, le donne tendono ad occuparsi maggiormente di funzioni di staff rispetto agli uomini. Un esempio: tra quelle che hanno dichiarato di aver conseguito una laurea in materie scientifiche, il 54% lavora in funzioni di staff rispetto a una quota maschile del 38%.

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