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Petrolio verso l’equilibrio tra domanda e offerta

Nel 2017 è aumenta sia l'offerta che la domanda, ma l'accordo trovato tra i Paesi Opec sta dando i suoi frutti
di Redazione

Ultimamente il prezzo del petrolio sembra aver abbandonato, almeno in parte, la tendenza ribassista che ha fatto preoccupare i produttori negli ultimi tre anni (soprattutto quelli dell’area Opec, che basano sulla vendita del greggio gran parte del proprio bilancio statale). Grazie all’aumento della domanda (trainato da un miglioramento dell’economia mondiale) e il freno alla produzione posto dall’accordo di Vienna, il mercato sembra infatti avvicinarsi sempre più all’equilibrio sperato.

Unico bastone tra le ruote è la produzione dei Paesi non Opec, su tutti gli Stati Uniti, ormai da quattro anni primo produttore al mondo con 13 milioni di barili al giorno. Se infatti i membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio stanno limitando la propria produzione (e lo faranno per tutto il 2018), lo shale oil non trova freni e nel corso dei prossimi dodici mesi potrebbe registrare un nuovo incremento. Secondo il preconsuntivo diffuso da Unione petrolifera, nel corso del 2017 l’offerta mondiale di petrolio è infatti aumentata “in maniera modesta” (+0,5% a 97,4 milioni b/g), riflettendo l’aumento dell’1% che ha interessato la produzione non-Opec. In calo dello 0,7% la produzione dei paesi Opec.
Per quanto riguarda invece la domanda mondiale, le rilevazioni indicano un aumento dell’1,6% a arrivando a sfiorare i 98 milioni di barili al giorno. In larga parte, spiega Unione petrolifera, la crescita è stata trainata dai paesi non-Ocse, soprattutto dalla Cina, dove la domanda è aumentato di 600 mila barili al giorno.

In Italia i consumi di petrolio sono diminuiti dell’1,1% tra il 2016 ed il 2017, scendendo al di sotto della quota delle 59 milioni di tonnellate al giorno (solo nel mese di dicembre si è registrato un-5,1%). A influenzare i consumi totali di greggio sono state le flessioni che hanno interessato quasi tutti i prodotti, ma è la benzina ad aver fornito il contributo negativo maggiore: -3,5%. Tuttavia, nonostante il calo della domanda generale che ha interessato il nostro Paese, nel 2017 le importazioni di greggio dall’area mediorientale sono aumentate del 20% rispetto al 2016, confermando il Medioriente come la nostra principale fonte di approvvigionamento (il principale fornitore è l’Azerbaijan, con una quota del 19%).

 

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