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Russia 2018, l’ultima vetrina internazionale di Mosca

La partita di ieri tra Russia e Arabia Saudita ha inaugurato l'evento sportivo più atteso dell'anno e che per Mosca rappresenta un'importante occasione
di Mirko Spadoni

A fare gli onori di casa è stato il padrone, Vladimir Putin. In un videomessaggio e poi in un intervento all’inizio della partita inaugurale tra Russia e Arabia Saudita (vinta proprio dai russi 5 a 0), il presidente ha dato il benvenuto alle 32 Nazionali e ai tifosi che parteciperanno alla ventunesima edizione del Mondiale di calcio, ospitato dalla Russia dal 14 giugno al 15 luglio. «Abbiamo aperto il nostro Paese e il nostro cuore al mondo», ha sottolineato il leader del Cremlino, alla vigilia di un evento che chiude un percorso iniziato nel 2007 e la cui importanza tracima dallo sport per invadere altri campi.


By Kremlin.ru, CC BY 4.0, Link

Negli ultimi undici anni la Russia ha ospitato 25 importanti eventi sportivi internazionali, tra cui le Olimpiadi invernali di Sochi (2014), i Mondiali di nuoto (2015), quelli di hockey su ghiaccio (2016) e di atletica (2013). Il motivo: attraverso lo sport il governo ha cercato di rinsaldare i sentimenti nazionali, compattare i russi – leggasi anche: l’elettorato – dietro ai successi sportivi e (soprattutto) trasmettere al mondo l’immagine di un Paese moderno, in grado di organizzare eventi internazionali in completa sicurezza. Cosa che fin qui gli è riuscita, nonostante qualche occasionale imbarazzo: lo scandalo doping che ha coinvolto la Federazione russa, emerso alla vigilia delle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016, rappresenta una macchia difficile da cancellare, del resto.

Forse il Mondiale di calcio rappresenta la sfida più ardua, tra quelle affrontate finora: alla (sempre attuale) minaccia terroristica si sommano le sanzioni economiche che hanno reso più difficile organizzare una competizione che coinvolge undici città sparse nella Federazione russa: dalle grandi metropoli (Mosca e San Pietroburgo) a Kaliningrad, l’enclave russa tra Lituania e Polonia, fino a Sochi, Kazan o l’ancora più lontana Yekaterinburg, situata sul lato orientale degli Urali.

Nel 2010 Mosca aveva annunciato l’intenzione di investire 19 miliardi di dollari, ricorda Forbes. Ma il budget iniziale è stato via via ridimensionato: le tensioni geopolitiche e il crollo del prezzo del petrolio hanno tolto alla Russia importanti risorse economiche. Alla fine il conto è stato comunque notevole, seppure più contenuto rispetto ai 51 miliardi di dollari richiesti per l’organizzazione delle Olimpiadi invernali (un appunto: pur non fornendo mai la cifra esatta relativa al costo dei Giochi di Sochi, il governo russo ha smentito di aver speso così tanto).

Dal 2013 al 2018, stando al dato fornito dal Comitato organizzatore della Coppa del Mondo, sono stati investiti 11 miliardi di dollari, perlopiù per gli stadi e i trasporti. Un’altra stima, riportata dalla stampa russa, sostiene che la spesa per i Mondiali ha toccato i 14,2 miliardi di dollari – in parte così ripartiti: 6,11 miliardi per i trasporti, 3,45 miliardi per gli stadi e 680 milioni per le strutture ricettive – che, se confermata, lo renderebbe il più costoso di sempre.
Al momento dell’assegnazione del Mondiale 2018 – era il dicembre 2010 quando l’allora presidente della FIFA Sepp Blatter annunciò che la Russia aveva avuto la meglio sull’Inghilterra e i due tandem Olanda-Belgio e Spagna-Portogallo –, il clima tra Mosca e i Paesi occidentali era più disteso. Con Dmitri Medvedev (formalmente) alla guida del Cremlino e Vladimir Putin nel ruolo di premier, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva avviato la politica di «press the reset button» nelle relazioni con la Russia, dopo il conflitto in Georgia nel 2008 che aveva raffreddato i rapporti. A Washington si credeva che coinvolgere Mosca in alcuni dossier (Afghanistan e nucleare iraniano) potesse rivelarsi utile.

Molte cose sono cambiate, da allora. I rapporti tra la Russia e l’Occidente si sono deteriorati parecchio, complici anche alcune decisioni del Cremlino, tra cui l’annessione della Crimea nel 2014 e il coinvolgimento in alcune crisi regionali (Siria e Ucraina).

Comunque le premesse fanno ben sperare. Il torneo è iniziato tra il consenso generale della popolazione: un sondaggio di “Opinione pubblica” – la rilevazione è stata condotta dal 30 marzo al 1° aprile su un campione di 1.500 persone e con un margine d’errore che non supera al 3,6% – sostiene che il 74% dei russi è favorevole ad ospitare il Mondiale, in crescita dal 58% del luglio 2014. Tra i contrari – ha ammesso di esserlo il 14% dei russi – c’è chi indica nell’eccessivo costo economico il principale aspetto negativo.

Oltre a quello di immagine, la Russia conta anche in un ritorno economico. Secondo il Comitato organizzatore, gli investimenti hanno generato circa 220 mila nuovi posti di lavoro e garantiranno una crescita aggiuntiva annuale del Prodotto interno lordo compresa tra i 26 e i 30,8 miliardi di dollari in dieci anni, dal 2012 al 2023. Gli analisti dell’agenzia di rating Moody’s sottolineano che l’impatto economico sarà limitato per un’economia che vale 1,3 trilioni di dollari. Inoltre i soldi spesi sono serviti per dotare alcune località di moderne infrastrutture (trasporti, strutture ricettive), ma non ne miglioreranno la crescita economica a lungo termine, in quanto il turismo non è il loro punto di forza.

 

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