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Le cooperative, uno schiaffo alla crisi

Crescita anticiclica negli anni più duri: l’incremento registrato per i dipendenti è stato del 17,7% a fronte di una flessione dell’occupazione del 6,3% registrato nelle altre imprese
di Redazione

Poco più di 1,2 milioni di addetti (dipendenti e indipendenti), 33 mila lavoratori esterni e 10 mila lavoratori in somministrazione, pari al 7,1% dell’occupazione totale delle imprese: così i livelli occupazionali nelle 59.027 cooperative (pari all’1,3% delle imprese attive sul territorio nazionale) risultate attive nel 2015, secondo il rapporto Istat dedicato alla struttura e alla performance del settore. Queste cooperative, spiega l’Istituto nazionale di statistica, hanno generato un valore aggiunto di 28,6 miliardi di euro, pari al 4% del valore aggiunto delle imprese. Tra le cooperative attive spiccano quelle di lavoro (29.414; il 49,8% del totale), sociali (14.263; il 24,2%), d’utenza o di consumo (3.844, il 6,5%) e quelle di produttori del settore primario (1.791; il 3%). La cooperazione di lavoro e quella sociale, oltre a registrare il maggior numero d’imprese, sono anche le due tipologie cooperative che hanno generato il maggior valore aggiunto: 12,9 e 8,1 miliardi di euro pari, complessivamente, al 73,4% del valore aggiunto dell’intera cooperazione nel 2015.

La composizione della forza lavoro – spiega l’Istat – risulta piuttosto omogenea, con percentuali di lavoro dipendente che superano l’85% per tutte le tipologie di cooperative analizzate. La quota di dipendenti si attesta sotto l’80% per le cooperative che hanno fino a un solo lavoratore mentre sale al 95% tra quelle con oltre 10 lavoratori. L’impiego di lavoratori in somministrazione interessa principalmente le cooperative più grandi (1%). I lavoratori dipendenti delle cooperative sono concentrati soprattutto nella classe di età 30-49 anni (58,5%), il 13,1% ha un’età compresa tra 15 e 29 anni e più di un quarto è over 50. Prevale il genere femminile (52,2%) mentre sotto il profilo dell’istruzione circa il 66% dei dipendenti possiede un diploma di scuola secondaria (di I o II grado) e oltre il 15% è laureato contro un 5% che ha acquisito al massimo la licenza primaria. Poco meno dell’84% dei dipendenti è a tempo indeterminato; rispetto al regime orario una quota
alquanto elevata di lavoratori è in part-time (44,8%). Quanto alla posizione nella professione, il 64,8% è operaio e il 30,8% impiegato; residuale è il peso di quadri (3%), apprendisti e dirigenti (sotto l’1%).

Nel 2015, prosegue il report Istat, poco meno di sei cooperative su dieci operano in cinque settori d’attività: Costruzioni (8.794 cooperative; 14,9% del totale), Servizi di supporto alle imprese (8.587; 14,5%), Sanità e assistenza sociale (8.280; 14,0%), Trasporto e magazzinaggio (7.628; 12,9%) e Attività manifatturiere (4.953; 8,4%). Dal punto di vista dell’occupazione, il 62% degli addetti opera in cooperative attive in tre settori d’attività: il 24,6% nella Sanità e assistenza sociale, il 19,4% nei Servizi alle imprese e il 17,9% nei Trasporti.

I dati sul valore aggiunto confermano il peso di quattro di questi cinque settori: poco meno del 70% del valore aggiunto cooperativo totale è infatti generato da cooperative attive nella Sanità e assistenza sociale (6,27 miliardi di euro; 21,9%), nel Trasporto e magazzinaggio (5,87 miliardi; 20,5%), nei Servizi di supporto alle imprese (4,57 miliardi; 16,0%) e nelle Attività manifatturiere (3,23 miliardi; 11,3%). Guardando al peso delle cooperative sul totale delle imprese nei singoli settori economici, il settore della Sanità e assistenza sociale incide poco in termini di imprese (2,9%) ma genera il 21,6% del valore aggiunto e impiega il 34,4% degli occupati complessivi. Tuttavia, non è l’unico settore a contribuire in misura rilevante alla creazione di valore aggiunto e occupazione: anche l’Istruzione, altro tipico settore della cooperazione sociale di tipo A, i Servizi di supporto alle imprese e i Trasporti presentano quote rilevanti di occupazione (tra il 19% e il 22% circa) e di valore aggiunto (tra il 10% e il 19%).

È cosa ormai nota: anche negli anni della crisi, le cooperative hanno fatto segnare un andamento del tutto positivo, una crescita superiore alle altre tipologie di imprese. Per rendere meglio l’idea: nel 2007, anno antecedente la crisi, le cooperative erano 50.691, nel 2011 – anno in cui alla crisi del mercato finanziario si è aggiunto l’impatto della crisi dei debiti sovrani, ricorda l’Istat – sono diventate 56.946 (+12,3% rispetto al 2007) per toccare quota 59.027 nel 2015 (+3,7% rispetto al 2011, +16,4% rispetto al 2007). Tale crescita, oltre ad essere anticiclica, è ancora più significativa se si tiene conto che, nello stesso periodo, il numero di imprese in Italia è diminuito del 2,4%. Inoltre, l’incremento registrato per i dipendenti delle cooperative è stato del 17,7%, superiore anche all’aumento delle cooperative, contro una flessione dell’occupazione pari al 6,3% registrato nelle altre imprese.

(fonte: Istat)

 

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