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Crescono le imprese nel Mezzogiorno, ma meno del 2018

Importante il contributo che arriva dalle imprese a conduzione femminile: l’impatto occupazionale nel Sud è più alto che in altre aree del paese

di Redazione

Tra aprile e giugno di quest’anno la Camera di Commercio ha ricevuto 92 mila richieste di iscrizione nell’anagrafe delle imprese, a fronte di quasi 63 mila domande di cancellazione d quelle già esistenti. Il saldo di questo secondo trimestre del 2019, che ammonta a +29.227 unità, pur rimanendo positivo è tra i più bassi degli ultimi dieci anni e in diminuzione di circa 2 mila imprese rispetto lo stesso periodo del 2018, a causa del numero di nuove richieste rimasto pressoché costante, e del contemporaneo aumento -che si manifesta nell’ultimo triennio – delle richieste di cancellazione. 

Significativo è stato l’aumento delle nuove iscrizioni delle imprese artigiane, che in termini percentuali ha rappresentato poco più del 13% dell’incremento della base imprenditoriale. In generale tutti i settori, ad eccezione dell’industria estrattiva, hanno fatto registrare segnali positivi: in termini assoluti i comparti più dinamici sono stati ristoranti e alberghi con oltre cinquemila attività in più, seguite da costruzioni e commercio, mentre in termini relativi i risultati migliori sono stati quelli dei settori dei servizi, +1,4%, delle attività professionali scientifiche e tecniche, +1,3%.

Per quanto riguarda la divisione a livello territoriale, in tutte le regioni il trimestre si è chiuso positivamente e nello specifico è il Sud l’area geografica in cui si registra, nonostante sia una crescita inferiore al 2018 ma in linea con il dato nazionale, sia in termini assoluti che relativi, lo stock maggiore con 10.677 nuove imprese in più, a cui segue il Nord-ovest con un saldo positivo di poco più di 7 mila imprese, il Centro che registra +6.648 attività e il Nord-est, positivo per oltre 4.700 unità.

In particolar modo a rafforzare la forza delle attività del Sud, analizzando le sole imprese a conduzione femminile, l’Osservatorio per l’imprenditoria femminile di Unioncamere e InfoCamere ha fatto emergere che dei 3 milioni di addetti presenti in questo tipo di attività, quasi un milione è impiegato nel Mezzogiorno. Secondo i dati, le imprese guidate da donne, a livello nazionale incidono per meno del 15% sull’occupazione del settore privato, ma nel Sud, in cui esistono 483 mila attività a conduzione femminile, l’occupazione generata è del 17%, percentuale che arriva a più del 20% in Sardegna e Molise, e raggiunge quasi la stessa soglia, il 19,9%, in Calabria.

A pesare sulla media nazionale il nord ovest, dove, nonostante nelle imprese in rosa lavorino 800 mila addetti, questi rappresentano solo l’11,8% del totale degli occupati delle imprese.

Un attributo caratterizzante le imprese femminili l’estrema polverizzazione delle loro dimensioni, infatti, nelle attività guidate da donne operano in media 2,32 addetti, a fronte di una media di quattro persone del totale delle imprese.

Dai dati emerge quindi che le imprese femminili, nonostante i persistenti problemi e difficoltà che riscontra una donna lavoratrice, hanno un impatto occupazionale importante, in un paese in cui il tasso di femminilizzazione non arriva al 22%, e rappresentano un traino per l’economia, data l’incidenza che hanno nelle regioni, quelle del Sud, che stanno mostrando segnali di spinta sempre deboli.

 

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