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Il costo economico della pirateria audiovisiva

Il fenomeno ha un impatto rilevante sui conti del Sistema Paese e mette a rischio migliaia di posti di lavoro

di Redazione

I club di Serie A hanno un grosso problema: la pirateria. Tanti sono gli italiani – una ricerca ha provato anche a quantificarli, come vedremo poi – che hanno visto illegalmente una partita live in streaming, alimentando un fenomeno che non riguarda soltanto il calcio.

Così facendo, non hanno danneggiato soltanto le piattaforme titolari dei diritti televisivi per la trasmissione delle partite, ma anche le società di calcio che proprio dalla vendita dei diritti tv ottengono i maggiori introiti: la Lega di Serie A sostiene che la visione illegale delle gare le ha causato una perdita di 200 milioni di euro. Sono parecchi soldi. Specialmente se si confronta questa cifra con quella sborsata da Sky e Dazn per acquistare i diritti televisivi per il triennio 2018-2021: 973 milioni di euro annui più bonus. Di qui la necessità di contrastare il fenomeno: per riuscirci la Lega ha stanziato un milione di euro, che sarà investito in campagne di comunicazione sui media e negli stadi, ma anche in sistemi di monitoraggio per intercettare i siti che trasmettono illegalmente gli incontri. Obiettivo: ridurre di almeno 500mila unità il numero dei pirati.

Prima, però, quanti sono i cosiddetti pirati? Secondo uno studio condotto da IPSOS per FAVAP – la Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali –, Pirateria audiovisiva in Italia 2018, sono 4,7 milioni le persone che hanno dichiarato di aver visto illegalmente contenuti sportivi live nel 2018 in streaming sui propri device (computer, tablet, smartphone, smart TV) o presso amici e familiari. Nel 2017 erano 3,5 milioni. A crescere non sono soltanto loro.

Nell’ultimo anno si stimano oltre 22 milioni di atti di pirateria sportiva (erano circa 15 milioni nel 2017, pari al 52% in più), soprattutto di eventi calcistici – il rapporto osserva che «lo sport live più seguito attraverso modalità non ufficiali è il calcio (2 pirati su 3)» – , seguiti da Formula 1 e MotoGP, e circa 5,3 milioni di fruizioni perse.

Ovviamente la pirateria è un fenomeno che riguarda anche altro. Dai film alle serie televisive. Con un impatto economico notevole. Lo studio ISPOS-FAVAP stima che «i mancati incassi per l’industria audiovisiva italiana a causa della pirateria toccano nel 2018 i 600 milioni di euro». Sul fronte occupazionale, invece, i posti di lavoro a rischio sono circa seimila.

Lo sport rappresenta un’eccezione. In che senso? Gli atti di pirateria stimati nel 2018 sono 578 milioni, l’8% in meno rispetto al 2017 e il 14% in meno rispetto al 2016. «Il numero di pirati adulti appare piuttosto stabile negli ultimi anni: è la frequenza degli atti illeciti complessivi che continua a diminuire», sostiene lo studio. In questo contesto, lo sport rappresenta un’eccezione perché gli atti di pirateria di eventi sportivi live sono risultati in crescita.

«Rimanendo sulla scia economica – si legge nel report –, si stima che l’impatto del fenomeno illecito sui conti del Sistema Paese sia assai rilevante: 1,08 miliardi di euro sono le previsioni di fatturato perso da tutti i settori economici italiani a causa della pirateria; 455 milioni di euro il danno stimato sull’economia italiana in termini di PIL» e in 203 milioni di euro i mancati introiti fiscali (IVA, imposte sul reddito e sulle imprese).

 

1 Commento per “Il costo economico della pirateria audiovisiva”

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