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Usa 2020. La versione di Trump e il flop dell’Iowa

L’economia al centro del discorso sullo Stato dell’Unione. A breve verrà archiviato il processo di impeachment, mentre i democratici arrancano in Iowa: la settimana perfetta per l’inquilino della Casa Bianca

di Fabio Germani

Economia in salute e disoccupazione ai minimi: gli ingredienti per un discorso sullo Stato dell’Unione volto a rimarcare i risultati raggiunti dall’attuale amministrazione erano ben chiari già alla vigilia dell’intervento di Donald Trump al Congresso. Non un cenno all’impeachment, in compenso un doppio siparietto con Nancy Pelosi, speaker della Camera: dapprima lui non le ha stretto la mano, lei ha strappato la copia del discorso al termine dell’intervento. Tanta politica estera («L’Iran abbandoni il programma delle armi di distruzione di massa», ad esempio) e qualche colpo di scena: tra gli ospiti presenti al Congresso c’era Juan Guaidó, leader dell’opposizione venezuelana («La tirannia di Maduro sarà schiacciata»). Questa, del resto, non poteva non considerarsi una settimana fondamentale per il presidente statunitense, prossimo – oggi, mercoledì 5 novembre – all’assoluzione in Senato nel processo di impeachment per l’Ucrainagate. Nel mezzo il flop delle primarie democratiche in Iowa, con i risultati giunti molto in ritardo rispetto alle attese e ancora parziali. Di qui, allora, una sorta di promessa in chiave presidenziali: «Il meglio deve ancora venire».

Al momento, in Iowa, è avanti Pete Buttigieg, di poco, su Bernie Sanders. Più staccata Elizabeth Warren, male Joe Biden. Ma cosa è successo? Si sono registrati dei rallentamenti nella trasmissione dei dati dalle circoscrizioni durante i caucuses, che sarebbe dovuta avvenire tramite un’app predisposta dal Partito democratico. I manager dei seggi, stando alle nuove regole, erano tenuti ad annotare i voti ottenuti dai candidati al primo conteggio (qui la spiegazione in breve di cosa sono i caucuses, sistema adottato in Iowa e in altri Stati), poi quelli totali del secondo e la distribuzione dei delegati. Ma qualcosa si è inceppato: qualcuno ha preferito segnare i risultati manualmente, anziché attaverso l’app, trovando in seguito difficoltà nella comunicazione. Inoltre non si può escludere qualche problema di tipo tecnico. Trump ha approfittato della situazione per ricordare via Twitter il caso del sito dell’Obamacare che collassò per alcune ore nel primo giorno in funzione, creando non pochi disagi ai cittadini intenzionati a sottoscrivere un’assicurazione sanitaria. Naturalmente le due circostanze non sono paragonabili, ma l’inquilino della Casa Bianca ha potuto così puntare il dito contro i democratici: «Il caucus democratico è un disastro senza limiti. Nulla funziona, come quando governavano questo paese».

Nonostante l’Iowa sia lo Stato che apre la corsa delle primarie dal 1972, spesso indirizzandone gli esiti, tanti osservatori, alla luce della pessima figura di lunedì, hanno cominciato a chiedersi se le regole non necessitino di una qualche revisione, considerando che non si tratta di uno Stato particolarmente rappresentativo della popolazione americana. Di certo, per il momento, c’è che al di là dei risultati (ad ora secondo il New York Times, Buttigieg e Sanders dovrebbero ottenere dieci delegati a testa, mentre Warren quattro), stavolta la centralità mediatica dell’Iowa (che tra i democratici vale 41 delegati su 3.979) potrebbe non provocare i consueti effetti positivi – in stile Obama, per intenderci – ai candidati che si sono piazzati meglio. Tutto è rimandato, forse, al prossimo appuntamento, nel New Hampshire l’11 febbraio, dove l’impatto politico del voto – i delegati in palio sono appena 24 – è addirittura inferiore a quello dell’Iowa. Negli ultimi giorni, poi, l’attenzione mediatica non si è concentrata esclusivamente sulle sorti del piccolo Stato del Midwest: il Super Bowl, il discorso sullo Stato dell’Unione di Trump e la conclusione del processo di impeachment, sono tutti elementi che in qualche misura hanno ridimensionato la portata dell’evento, come ha ricordato Nate Silver su FiveThirtyEight.

La confusione creata dalle primarie dell’Iowa ha provocato in un primo momento una situazione surreale. Tanto Buttigieg quanto Sanders hanno chiamato la vittoria, ma nessuno degli altri candidati si è potuto dichiarare sconfitto sul serio. L’Iowa è una tappa fondamentale per i candidati minori, o spinta per proseguire la corsa o brusco stop e immediato ritiro. Niente di tutto questo sembra possa verificarsi nelle prossime ore, ecco perché il voto del New Hampshire assumerà un’inedita importanza. La media dei sondaggi di RealClearPolitics vede Sanders in netto vantaggio nello Stato su Biden (+8), terzo Buttigieg (più di dieci punti di distanza dal senatore del Vermont). Il contesto caotico che si è sviluppato sembra, infine, avere incoraggiato Michael Bloomberg, che entrerà in competizione a marzo, in occasione del Super Tuesday, a raddoppiare la spesa in annunci pubblicitari. Basterà? In California, dove tenterà il tutto per tutto (solo qui viene assegnato il 10% dei delegati), è attualmente dato sotto il 5%.

@fabiogermani

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4 Commenti per “Usa 2020. La versione di Trump e il flop dell’Iowa”

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