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Il digitale? Fondamentale, ma le Pmi non sono ancora pronte

Quasi nove imprenditori su dieci affermano di considerare l’innovazione volano per la crescita e per lo sviluppo del business aziendale, eppure non sono previsti investimenti in crescita per il 2020

di Redazione

A parole l’innovazione la vogliono tutti: quasi nove imprenditori su dieci affermano di considerare l’innovazione volano per la crescita e per lo sviluppo del business aziendale. Eppure, specialmente tra le imprese di piccole e medie dimensioni, si osserva un certo grado di impreparazione rispetto ai temi legati al digitale e all’ICT. È quanto emerge da un’indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale del Politecnico di Milano e presentata alla fiera internazionale A&T (Automation & Testing) che si è svolto a Torino, dal 12 al 14 febbraio. La ricerca è stata condotta su un campione di 1.500 PMI. Qual è il dato che più risalta agli occhi? Solo il 26% delle piccole e medie imprese italiane è pronto a sfidare i mercati mondiali, puntando su tecnologie e processi produttivi digitalizzati. A confermarlo le prospettive di investimenti per l’anno in corso che restano invariate rispetto al 2019 se non ridotte in alcuni casi.

A rappresentare un freno sono soprattutto i costi di acquisto dei servizi digitali percepiti come troppo elevati (27%), la mancanza di competenze e di cultura digitale nell’organizzazione (24%), lo scarso supporto da parte delle istituzioni (11%). E a quest’ultimo proposito si rileva anche una diffusa ignoranza riguardo gli incentivi del governo. Addirittura si registra un 20% che ammette di non avere neppure un sito web.

Un tema tutt’altro che trascurabile riguarda la cybersicurezza, che, nonostante il rischio crescente di furto di dati, non coinvolge tutti gli imprenditori. Il 32% delle imprese censite, infatti, non adotta soluzione di questo tipo. Ma in generale si riscontra una maggiore sensibilizzazione, considerato l’incremento di attività legate al tema.

Sul fronte occupazionale, emerge come appena il 18% delle imprese abbia una figura dedicata a uno specifico ambito del digital senza un presidio generale (ad esempio, un responsabile della sicurezza informatica, un e-commerce manager oppure un Data Scientist); mentre il 17% non ha alcuna figura interna legata a queste tematiche. Il 65% ha tuttavia un responsabile It o un innovation manager che gestisce e dirige progetti legati all’innovazione digitale e tecnologica, ma realizzati da fornitori terzi.

Le imprese, che impiegano tra i 10 e i 249 addetti generano il 41% del fatturato dell’Italia. Va da sé che che una bassa propensione all’innovazione da parte di queste aziende può avere un impatto significativo in termini di mancata competitività dell’economia italiana.

 

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