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Le (possibili) conseguenze economiche del coronavirus

Rallentamento economico, esportazioni ridotte e turismo in calo. Quale può essere l’impatto diretto (e indiretto) dell’emergenza?

di Redazione

Mentre aumentano le morti per coronavirus (siamo arrivati a oltre 1.700 decessi), si comincia a fare i conti anche con le conseguenze economiche dell’epidemia scoppiata nella provincia dell’Hubei, in particolare nella città di Wuhan. È un tema che abbiamo già affrontato, per cui adesso si hanno le prime stime, seppur parziali. E di cui, soprattutto, non va sottovalutato l’impatto in quanto situazioni analoghe in passato (ricordiamo l’epidemia della Sars nel 2003) hanno già messo in luce come l’economia possa risentire, in maniera diretta e indiretta, degli effetti derivanti da emergenze di questo tipo.

Il Fondo monetario internazionale, che dapprima aveva considerato un impatto tutto sommato limitato, sostiene che la crescita globale potrebbe subire un rallentamento tra lo 0,1% e lo 0,2% a fronte di una crescita per il 2020 del 3,3%, così come indicato a inizio anno. Il FMI sottolinea anche che si tratta di scenari, non di previsioni al momento non ancora possibili. Tuttavia non può non essere considerato il peso della Cina sull’economia mondiale. Ai tempi della Sars, cui facevamo riferimento sopra, Pechino valeva l’8% dell’economia globale, oggi il suo valore è più del doppio. Insomma, le incognite sono davvero molte.

Non è un caso se da altre parti si scorge un pessimismo superiore, anche se di poco per il momento. Secondo Oxford Economics, ad esempio, è lecito attendersi un rallentamento della crescità della Cina dal 6% al 5,4%, mentre quella mondiale rallenterà dal 2,5% al 2,3% (tutto sommato in linea con le stime FMI). La Commissione europea, proprio in questi giorni, ha inserito il coronavirus tra i rischi al ribasso della crescita.

Non va in primo luogo trascurato, appunto, l’impatto diretto che il virus può avere entro i confini della Cina. Nelle ultime settimane si è parlato di stime interne che quantificano in almeno 60 miliardi di dollari la macata crescita di Pechino a causa dell’epidemia. Tutte circostanze che possono ricercarsi nella sospensione di numerose attività, comprese quelle di colossi internazionali che operano in Cina. Da registrare, inoltre, l’ordine di limitare solo ai casi di tipo emergenziale, al fine di evitare nuovi contagi, le uscite dalle proprie abitazioni per i cittadini nella provincia di Hubei – 60 milioni di persone – mentre chiudono (o restano chiusi) i negozi nell’area interessata dalla diffusione del coronavirus.

Nel frattempo, l’economia del Giappone si è riodotta al ritmo più basso in circa sei anni nel quarto trimestre 2019. La contrazione sarebbe del 6,3%, su base annua il dato più basso dal 2014. Sulla fragile prospettiva della crescita di Tokyo adesso conta anche il crescente rischio coronavirus.

Ma è anche l’Africa a poterne risentire tantissimo. Pechino negli ultimi anni ha investito molto sul continente africano e, come ha ricordato l’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale), il timore è che l’Africa subsahariana possa bruciare quattro miliardi di dollari, stando alle stime dell’ODI (Overseas Development Institute), tra turismo fermo ed esportazioni di fatto ridotte.

 

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