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Gli italiani durante la “fase 1” della pandemia

Il lockdown è stato vissuto all’insegna della serenità e di un clima familiare coeso e positivo, osserva l’Istat in un’indagine sul tema. La maggior parte delle persone esprime cauto ottimismo sull’evoluzione della pandemia

di Redazione

Nonostante le restrizioni, il lockdown è stato vissuto all’insegna della serenità e di un clima familiare coeso e positivo. È la conclusione cui giunge l’Istat nell’indagine condotta nel mese di aprile e relativa al periodo di blocco delle attività e di stop alla vita sociale. Alla richiesta di definire il clima familiare vissuto nel primo periodo dell’emergenza, osserva infatti l’Istat, tre cittadini su quattro hanno usato parole di significato positivo. Meno del 15% ha scelto parole a cui non è stato possibile attribuire un significato univocamente positivo o negativo. Solo l’8% ha utilizzato termini di significato negativo.

In pratica, per descrivere il clima familiare, un cittadino su due ha spontaneamente scelto una delle seguenti parole: “buono” (14,4%), “sereno” (12,6%), “tranquillo” (10,4%), ottimo” (8,7%), “amorevole” (3,8%). Tra le parole di difficile classificazione, quella più frequentemente utilizzata è “normale” (9,9% dei cittadini). “Teso” è invece il termine negativo più usato, ma solo dallo 0,7% degli intervistati. La forte propensione all’interpretazione positiva della esperienza di lockdown è trasversale alle varie fasce di popolazione e all’area geografica. Tuttavia, a livello territoriale, nell’area 2 la percentuale di parole positive è più bassa rispetto alle altre del paese pur restando fortemente maggioritaria (70%).

Dai risultati dell’indagine condotta dall’Istat emerge che i cittadini hanno ben recepito le indicazioni sul comportamento da adottare. Non è un caso quindi che abbiano considerato utili e chiare le istruzioni ricevute. La stragrande maggioranza dei cittadini (91,2%) ritiene che le nuove regole imposte per contrastare l’evoluzione della pandemia siano state utili per risolvere la situazione. Come pure “chiare” sono state recepite le indicazioni su come comportarsi per contenere il contagio (89,5%). Anche queste opinioni non presentano significative variazioni in base al sesso né all’età. Qualche lieve differenza emerge a livello territoriale tra le regioni dell’area rossa e il Mezzogiorno, ma i giudizi positivi si attestano ovunque su livelli molto alti.

Ma cosa pensano gli italiani dell’evoluzione della pandemia? Nel corso della Fase 1, riferisce l’Istat, l’89,8% dei cittadini ha pensato che la situazione emergenziale si sarebbe risolta. Tuttavia, solo il 10% è apparso pienamente ottimista e confidente in una rapida soluzione. La posizione prevalentemente espressa si potrebbe definire di cauto ottimismo, visto che il 79,2% dei cittadini ha dichiarato che la situazione si sarebbe risolta ma ci sarebbe voluto del tempo. Solo il 6,4% ha ritenuto che il paese non fosse adeguatamente attrezzato per risolvere la situazione mentre il 3,8% non ha espresso un’opinione in merito. Ha manifestato fiducia in una rapida soluzione della situazione il 12-13% della popolazione con meno di 65 anni a fronte del 5,5% degli ultrasessantacinquenni. Tra questi è più diffuso un atteggiamento prudenziale: è infatti particolarmente elevata la quota di quanti esprimono un cauto ottimismo, si tratta dell’83,8% a fronte di valori, sempre molto elevati, ma leggermente più bassi nelle altre classi di età, in
particolare fino a 54 anni (circa il 76%).

Anche a livello territoriale emergono delle differenze. La maggiore esposizione al rischio di contagio proprio della zona rossa ha indotto i suoi residenti a una maggiore cautela: nell’84,3% dei casi ipotizzano un’evoluzione positiva della situazione solo nel lungo periodo contro il 76,1% delle altre regioni del Centro Nord e il 75% del Mezzogiorno.

(fonte: Istat)

 

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