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La riapertura delle palestre dopo il lockdown

A causa del blocco si stimano perdite pari a circa 2 miliardi di euro e il rischio di perdere 500 mila lavoratori, specialmente a partita IVA. Coldiretti: in questo periodo gli italiani hanno preso in media due chili a testa

di Redazione

Dopo parrucchieri ed estetisti, questa è stata anche la settimana della riapertura di 8.114 tra palestre, centri sportivi e piscine. Anche in questo caso, fermo restando le regole date a livello nazionale, le aperture sono differenziate per regione, con la Lombardia che ha deciso si concedere l’autorizzazione alla ripresa delle attività dal 31 maggio. Gli italiani durante il lockdown si sono riscoperti cuochi, runner e sportivi, ma oltre gli hobby temporanei, in effetti la riapertura delle palestre era attesa da 18 milioni di persone che praticano attività sportiva e sono attenti al wellness.

Infatti, secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea, durante il lockdown grazie anche al molto tempo libero a disposizione, il 72% degli italiani ha fatto attività fisica, compresi yoga, pilates o camminate veloci. Nello specifico un quinto degli italiani si è allenato almeno cinque volte la settimana, il 23% tre o quattro volte, il 17% un paio di volte la settimana, il 13% pur allenandosi ha ammesso di aver ridotto la frequenza dei workout, mentre  solo il 28% non ha praticato alcun tipo di attività.

Nonostante il movimento durante la quarantena, rifugiandosi nei cosiddetti “comfort food” gli italiani hanno preso in media due chili a testa e non a caso il 39% di essi ha deciso di mettersi a dieta in vista dell’estate.

Proprio questo periodo di chiusura sarebbe stato quello di maggior profitto per le palestre e centri sportivi con moltissimi che tornano ad iscriversi per essere pronti per la prova costume, ed infatti secondo la Confederazione dello sport, per l’effetto lockdown si stimano perdite pari a circa 2 miliardi di euro, e il rischio di perdere 500 mila lavoratori specialmente a partita IVA. L’analisi Ifo, l’International fitness observatory, sottolinea invece che oltre il 90% dei club ha stimato un mancato incasso dell’80-90% nel periodo tra febbraio e marzo e che la situazione è amplificata dal panorama italiano dei centri sportivi: la maggior parte di questi, il 59%, è composto da piccoli club indipendenti, a cui si aggiunge un 28% di piccoli studi di yoga o pilates. Mentre il modello di gestione prevalente è quello della conduzione familiare, che quindi vede i centri sprovvisti di spazi necessari per la messa in sicurezza necessaria alla ripresa delle attività.

La riapertura delle palestre è però condizionata a regole molto dettagliate per evitare i contatti tra le persone e l’utilizzo di attrezzature condivise. Valgono le linee guida della misurazione della febbre e per gestire le entrate l’obbligo di prenotazione dei corsi e della sala pesi, pratica quest’ultima che veniva già messa in pratica da molte palestre prima del coronavirus per evitare sale sovraffollate. Bisognerà garantire e far rispettare le distanze di sicurezza – che diventa di 2 metri per allenamenti ad alta intensità – anche negli spogliatoi e rendere obbligatorio l’utilizzo degli armadietti.

 

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