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Le imprese prima e durante la pandemia

Due “mondi” che sembrano oggi lontanissimi: dalla (lenta) ripresa all’attuale fase di rinnovata incertezza

di Redazione

Numeri prima e dopo – purtroppo durante – l’emergenza sanitaria che confermano l’esistenza di “due mondi”. Il primo, finalmente in ripresa dalla crisi economica del 2008-2009; il secondo, catapultato nuovamente in un mare di incertezza. È quello che potrebbe emergere i dati sui conti economici delle imprese dell’Istat, relativi al 2018, e quelli della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, che verranno presentati giovedì 22 e venerdì 23 ottobre nell’ambito del Festival del Lavoro.

Photo by Brusk Dede on Unsplash

Le imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato – ricorda l’Istat con periodo di riferimento il 2018 – sono 4,3 milioni e occupano 16,8 milioni di addetti, di cui 12 milioni dipendenti. Il 79,3% di queste opera nel settore dei servizi (67,8% degli addetti e 57,5% del valore aggiunto totale), l’11,5% nelle costruzioni (7,8% degli addetti e 6,2% del valore aggiunto totale), il 9,2% nell’industria in senso stretto (rispettivamente 24,4% e 36,3%). Il 95% delle imprese ha meno di dieci addetti, occupa il 43,9% degli addetti e produce il 27,5% del valore aggiunto totale. All’opposto, lo 0,1% ha 250 addetti e oltre, occupa il 23% degli addetti e produce il 34,8% del valore aggiunto.

Un anno di crisi sanitaria

Numeri che stridono con le previsioni legate al 2020, un anno che ormai è chiaro sarà caratterizzato dalla pandemia di coronavirus e l’emergenza economica e sanitaria che ne è conseguita. Secondo l’indagine Crisi, emergenza sanitaria e lavoro nelle Pmi della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, sono a rischio circa un milione di posti di lavoro, che dunque potrebbero essere persi dalle Pmi tra l’inizio e la fine del 2020, per effetto della crisi sanitaria e lo sblocco dei licenziamenti. Una condizionata che, avverte chi ha condotto l’indagine, sembra «a presentare un conto pesante per l’occupazione italiana, che potrebbe ulteriormente aggravarsi se nuovi lockdown anche circoscritti o parziali dovessero verificarsi nelle prossime settimane». 

Problemi, inoltre, potrebbero emergere da una seconda ondata, il cui rialzo dei contagi è già osservabile in questi giorni. Nello specifico, emerge ancora dall’indagine, il 31,8% dei consulenti del lavoro individua tra il 10 e 20% la quota di imprese che potrebbero interrompere la propria attività a seguito di nuovo picco pandemico e inasprimento delle misure restrittive, mentre il 48,4% formula previsioni peggiori, tra il 20 e 30% (il 26,9%) e superiore al 30% (21,5%). Appena il 19,8% si colloca sotto la soglia del 10%.

 

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