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Coronavirus, le disparità degli indennizzi sul lavoro

Uno studio della Cgia mette in risalto le differenze negli aiuti riconosciuti ai lavoratori autonomi e ai dipendenti

di Redazione

L’ultimo rapporto dell’Eurostat mostra un mercato del lavoro europeo in lieve ripresa nel terzo trimestre del 2020 dopo i numeri negativi registrati a causa del coronavirus durante tutti i precedenti mesi. Per quanto riguarda l’Italia, l’istituto statistico ha registrato la ripresa più forte in Ue e di conseguenza un calo della fragilità del mercato del lavoro: nel paese si è registrato il maggiore calo, di -1,7 punti percentuali, della fragilità del mercato del lavoro e ha registrato anche il secondo maggiore aumento, solo dopo la Grecia, di numero di ore lavorate (+28,3%).

Secondo l’analisi, a contribuire in modo significativo alla ripresa italiana è stata la diminuzione delle ferie forzate e della Cassa Integrazione, tanto che le assenze da lavoro per queste ragioni sono scese dal 24,5% del secondo trimestre al 7% del terzo trimestre del 2020. 

I dati riguardanti il terzo trimestre sono positivi, ma fanno riferimento al periodo estivo, tra luglio e settembre, in cui tutte le restrizioni sono state più blande e soprattutto al contributo, importante, fornito dalla cig, che non è destinato a tutti. Ne rimangono infatti esclusi i lavoratori autonomi.

Come ricorda la Cgia di Mestre nella sua analisi, in conseguenza della pandemia “tutte le attività economiche hanno ottenuto dall’esecutivo – al netto delle agevolazioni in materia di credito e dell’effetto dello slittamento di alcune scadenze fiscali – solo 29 miliardi di euro di aiuti diretti”. Secondo le stime, oltre 5 milioni tra artigiani, commercianti, esercenti, albergatori e in generale tutti i lavoratori autonomi, hanno subito perdite a causa delle restrizioni, senza poter beneficare di indennizzi paragonabili a quelli dei lavoratori dipendenti.

La condizione diventa ancor più polarizzata se si confrontano gli autonomi con gli statali, cogliendo la provocazione della Cgia. Secondo i calcoli, con la nuova Legge di Bilancio 2021 l’importo a disposizione del fondo per il nuovo contratto di lavoro degli statali è aumentato a 3,8 miliardi -ovvero il 26% in più di quanto erogato a tutti i lavoratori del pubblico impiego nell’ultimo rinnovo firmato nel 2018- se lo stesso metodo fosse stato attuato anche per le attività economiche costrette a chiudere o limitare il proprio lavoro per le restrizioni imposte -calcolando sia le perdite di fatturato registrate nel 2020 sia un contributo aggiuntivo del 26%- gli aiuti statali a questa categoria ammonterebbero a oltre 250 miliardi di euro.

La cifra, elevatissima, rappresenta una stima delle perdite di tutti i lavoratori autonomi, con aggiunta della compensazione ora ricevuta dai lavoratori statali che aspettavano da due anni il rinnovo del contratto. Non appare così esagerata calcolando che, secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, il 2020 si è chiuso con un crollo dei consumi pari ad una perdita di 120 miliardi di euro rispetto al 2019, e oltre 300 mila imprese in meno rispetto all’anno precedente, l’80% delle quali a causa delle conseguenze della pandemia.

 

1 Commento per “Coronavirus, le disparità degli indennizzi sul lavoro”

  1. FRANCESCO GORGI

    Nessuno può smuovere l’apparato pubblico Italiano, un cancro che fino a che non avrà portato al fallimento l’Italia continuerà ad imperare….Dopo il fallimento stile Argentina ed il collasso dell’Euro …qualcosa si drovrà muovere.
    Fino ad allora non ci sono speranze.

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