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Le difficoltà del mercato del lavoro a inizio 2021

La flessione della domanda di lavoro, come conseguenza della pandemia, è ancora evidente a gennaio e lo sarà almeno per tutto il primo trimestre 2021. Ma, nonostante la contrazione dell’occupazione, alcune imprese lamentano difficoltà nel reperire alcune figure professionali.

di Redazione

La crisi occupazionale derivante dall’emergenza coronavirus si fa sentire ancora, anche nel 2021: secondo il Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, a gennaio le imprese italiane intendono stipulare poco meno di 346mila contratti di lavoro, corrispondente al 25% in meno di quanto avevano previsto a gennaio 2020. E le prospettive a breve termine non sembrano migliorare, dato che anche per il trimestre gennaio-marzo gli ingressi previsti a lavoro sono il 23% in meno dello stesso periodo dello scorso anno. I dati del rapporto però non sono negativi per tutti i settori, infatti le costruzioni e i servizi informatici mostrano segnali di crescita, con un aumento rispettivamente del 13,3% e 4% di assunzioni nel trimestre.

Al contrario, gli effetti della crisi sono ancora visibili e significativi sulle attività di alloggio e ristorazione, le cui previsioni di assunzioni registrano cali del 52,2% per il mese di gennaio e del 47,2% nel trimestre; sui servizi operativi di supporto alle imprese, che invece registrano cali più contenuti del 34,3% e del 36,6%; su settori dell’industria, in particolar modo della carta, cartotecnica e stampa, con flessioni previste del 46% e 56,5%; ma anche su industrie tessili, abbigliamento e calzature, che invece stimano il 27,7% di ingressi in meno a gennaio e -31,1% nel primo trimestre.

Le prospettive negative si vanno ad aggiungere ai dati già negativi del 2020, anno in cui, sempre secondo Unioncamere, la domanda di lavoro è diminuita del 30% rispetto al 2019, percentuale che corrisponde a circa 1,4 milioni di contratti di lavoro in meno, inclusi quelli stagionali e di collaborazione. La diminuzione dei piani di assunzione è stata diffusa in quasi tutti i settori dell’economia, ma particolarmente marcata – a causa delle misure di contenimento dei contagi – nell’alloggio e nella ristorazione, comparto che ha registrato nell’anno il 40,7% in meno degli ingressi previsti, e in quello della moda, con una flessione del 37,9%.

Sia il report mensile di gennaio che quello consuntivo del 2020 mostrano che nonostante la contrazione dell’occupazione, è ancora significativa la difficoltà a reperire alcune tipologie di figure professionali a causa della mancanza di candidati o della preparazione inadeguata. Tra i profili maggiormente richiesti compaiono soprattutto gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali, a cui sarebbero riservati nove mila contratti da stipulare a gennaio. Infatti, molto più che negli anni precedenti, la pandemia ha spinto le aziende a investire nel digitale, facendo salire dal 26% del 2019, al 30%, del 2020, il mismatch occupazionale. Ma i dati di gennaio portano le percentuali a livelli ancora più elevati: sarebbero difficili da reperire il 43% delle professioni intellettuali, scientifiche ed a elevata specializzazione, il 43,5% delle professioni tecniche e il 43,6% degli operai specializzati.

 

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