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La crisi delle attività culturali

Tra dicembre 2019 e lo stesso mese del 2020 la spesa delle famiglie dedicata ai consumi culturali è diminuita del 47%, secondo l’Osservatorio di Impresa Cultura Italia-Confcommercio

di Redazione

Nelle regioni in cui è previsto un allentamento delle restrizioni è possibile, durante la settimana, ma non nei giorni festivi, riprendere alcune attività culturali, come andare alle mostre e ai musei. Tuttavia è ancora vietato l’accesso a teatri, concerti e cinema. Come moltissimi settori dell’economia, anche quello della cultura si è adattato durante tutto il lockdown alle modalità di fruizione a distanza, ma ha comunque registrato perdite elevatissime, sia a livello economico che esperienziale.

L’analisi dell’Osservatorio di Impresa Cultura Italia-Confcommercio sui consumi culturali degli italiani nel 2020, che fotografa un quadro drammatico per il settore, mostra che tra dicembre 2019 e lo stesso mese del 2020 la spesa delle famiglie dedicata ai consumi culturali è diminuita del 47%, passando da 113 euro al mese a poco più che 59 euro.

Il crollo è dovuto all’impossibilità di usufruire di alcuni servizi e quindi dalla diminuzione repentina degli spettatori: tra dicembre 2019 e settembre 2020 sono stati registrati il 90% di spettatori in meno per il teatro, l’84% in meno per il cinema e dell’89% per i concerti dal vivo. Non solo, a diminuire drasticamente sono stati anche i fruitori di mostre e musei, che hanno registrato il 62% di ingressi in meno e di festival culturali, dato il blocco anche delle fiere, dell’86%.

Gli unici comparti della cultura a mostrare dei segnali positivi, come del resto era già capitato di osservare nei mesi scorsi (un trend pressoché inevitabile) sono stati libri e giornali, i cui fruitori sono aumentati rispettivamente del 9 e del 12% su base annua, e della televisione a pagamento che registra un incremento del 37%. Infatti, dall’indagine, è emerso che un terzo degli italiani utilizza prevalentemente piattaforme streaming a pagamento a testimonianza di un crescente interesse per questo tipo di offerta rispetto a quella della tv generalista.

 

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