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Coltivazioni agricole, dove l’emergenza ha colpito meno

La crisi dovuta alla pandemia ha avuto effetti differenziati su diversi settori dell’economia, ma si osserva un andamento relativamente positivo per il settore primario. Nel 2019 la superficie agricola destinata alla coltivazione di seminativi è diminuita rispetto al 2010

di Redazione

La crisi dovuta all’emergenza sanitaria ha avuto effetti differenziati sui diversi settori dell’economia. I dati di fatturazione elettronica denotano, per il 2020, un andamento relativamente positivo per il settore primario. A tale proposito, l’Istat spiega che nell’indagine sulle intenzioni di semina per l’annata agraria 2020-2021 sono state comunque inserite domande specifiche sugli effetti della pandemia. Con riferimento all’annata agraria conclusa 2019-2020, alla domanda circa “Quali effetti avesse prodotto la pandemia sulla propria azienda agricola” la risposta più frequente è “nessun impatto” (31,4% dei rispondenti). Tra gli effetti della pandemia dichiarati, sono segnalati soprattutto la “Riduzione dei prezzi di vendita del proprio prodotto” (17,8%) e la “Riduzione della domanda” (17,4%). La crisi non sembra avere impatto sulle superfici coltivate né sulle produzioni raccolte. Il 2020 è stato caratterizzato da un surplus di offerta di beni primari cerealicoli rispetto alla domanda, animato da una riduzione dei prezzi di vendita.

A livello territoriale, la percentuale di aziende che dichiarano di non prevedere alcun impatto sui propri risultati aziendali è lievemente più bassa nel Nord ovest (39,9%) rispetto alle altre aree, in cui la percentuale supera sempre il 42%, con il picco del 48,5% nel Centro. Anche con riferimento agli effetti della pandemia per l’annata agraria in corso 2020-2021, la risposta più frequente è “nessun impatto” nel 42,8% dei casi (va tuttavia ricordato che il questionario è stato somministrato tra l’inizio di novembre 2020 e l’inizio di gennaio 2021). Tra i rispondenti che invece indicano conseguenze, emerge il timore circa la riduzione della domanda (18%), poiché si ritiene che non sia possibile tornare alla situazione antecedente alla pandemia (9,5%) e si profilano sia aumenti dei costi di produzione (7,5%) sia la mancanza di liquidità per fare fronte alle spese correnti (6,9%). 

A livello territoriale vengono confermate le tendenze mostrate a livello nazionale. In tutte le ripartizioni, infatti, oltre il 42% delle aziende dichiara di non prevedere alcun impatto per l’annata agraria 2020-2021, fatta eccezione per il Nord ovest, in cui la percentuale è del 39,9%. 

In generale, nel 2019 la superficie agricola destinata alla coltivazione di seminativi è diminuita, rispetto al 2010, sia in Italia (-2,9%) che nell’Unione europea (-2,7%), a vantaggio delle colture legnose, dei prati permanenti e dei pascoli. Tra il 2010 e il 2020, sul complesso delle superfici coltivate a cereali cresce l’importanza relativa del frumento duro (dal 36,9% al 40,3%) e del frumento tenero (dal 15,8% al 16,7%), scende quella del mais (dal 26,7% al 20,1%). 

 

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