Superlega, sarà rivoluzione nel calcio? [edit] | T-Mag | il magazine di Tecnè

Superlega, sarà rivoluzione nel calcio? [edit]

La decisione dei 12 club fondatori di costituire una competizione europea “di élite” potrebbe stravolgere l’economia dell’intero movimento. La pandemia alla base dell’accelerazione sul progetto, istituzioni contrarie

di Giacomo Buttaroni e Fabio Germani

EDIT MERCOLEDÌ 21 APRILE 2021

Marcia indietro delle squadre inglesi che avevano in un primo momento aderito all’iniziativa (Machester United, Manchester City, Liverpool, Arsenal, Chelsea e Tottenham). Anche le spagnole Barcellona e Atletico Madrid vacillano, rinuncia l’italiana Inter. Il progetto Superlega sembra, almeno per il momento, naufragare.

(articolo originale)

Il mondo del calcio potrebbe cambiare per sempre. La creazione della Superlega, con 12 club fondatori, a cui dovrebbero aderire altri tre più cinque che verranno invitati ogni anno, segna uno spartiacque incredibile nella storia del movimento, con i massimi organismi – FIFA e UEFA – che rifiutano tale soluzione, la politica che si dice contraria, così come l’Unione europea.

L’annuncio è arrivato tramite un comunicato congiunto da parte di sei squadre inglesi, tre spagnole e tre italiane: Manchester United, Manchester City, Arsenal, Chelsea, Tottenham, Liverpool, Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Inter, Juventus e Milan. La competizione, stando alla volontà dei proponenti, potrebbe prendere il via ad agosto e vedrà due gruppi da dieci squadre ciascuno e con le prime tre che dovrebbero qualificarsi ai quarti di finale. 

La Final Eight, invece, si disputerà a maggio in campo neutro. La Superlega non prevede l’assenza dei club coinvolti ai rispettivi campionati, anche se la notizia ha creato un vero e proprio conflitto tra le varie federazioni e leghe. La FIFA l’ha definita un’iniziativa separatista, mentre l’UEFA è stata più dura e si prepara ad una battaglia contro i club fondatori. L’organo del calcio europeo ha già reso noto di voler sanzionare tutte le squadre coinvolte nel progetto, con l’esclusione dai campionati nazionali, dalle competizioni europee e con il divieto per i giocatori dei club di partecipare alle partite delle proprie nazionali. Sul tavolo, l’UEFA mette anche una possibile causa da 60 miliardi. 

Insomma, se da una parte si voleva aprire ad uno scenario spettacolare che potesse attirare su di sé gli occhi di tutto il mondo, come spiegato anche da Florentino Perez del Real Madrid, primo presidente della Superlega, dall’altra si è scatenata una vera e propria battaglia. Al momento ci sono le tedesche contrarie allo scenario, con Borussia Dortmund e Bayern Monaco in testa che hanno reso noto di non voler partecipare, schierandosi dalla parte della UEFA. 

Da quanto trapela in queste ora, a sostenere l’operazione da un punto di vista finanziario ci sarebbe la banca americana JP Morgan, con 3,5 miliardi di euro sul piatto allo scopo di sostenere i piani di investimento infrastrutturali per compensare l’impatto della pandemia sui conti dei club. Soldi, insomma, vincolati nell’ottica di un percorso virtuoso e non per il calciomercato. Contrari al progetto, il premier britannico Boris Johnson e il presidente francese Emmanuel Macron. Anche la Commissione europea ha stigmatizzato l’iniziativa, ricordando che alla base delle organizzazioni sportive devono esserci «regole chiare, trasparenti e non discriminatorie».

Di Superlega si parlava da tempo e la posizione di alcuni club in materia era nota. È probabile che la pandemia abbia avuto un impatto significativo sull’accelerazione delle ultime ore (in ballo c’è anche la questione dell’assegnazione dei diritti televisivi, che negli ultimi tempi è stata al centro del dibattito, specialmente in Italia, ad ogni modo un segmento di mercato ritenuto fondamentale la cui ambizione è ampliare il sistema di distribuzione a livello mondiale. Se si guarda agli effetti del coronavirus sul calcio, stando ad un analisi condotta da KPMG Football Benchmark, emerge che dal 2016 al 2020 la media di 32 club europei analizzati aveva avuto una crescita del 10,9% annuale del loro valore d’impresa. Ma a causa dell’emergenza sanitaria, tale crescita è venuta meno e l’ECA (Associazione dei Club Europei) ha stimato una perdita di cinque miliardi di euro in materia dei ricavi (escluso l’impatto dei trasferimenti di mercato) e ben sei miliardi sul risultato finale.

 

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