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Gli effetti della pandemia sulla demografia italiana

Nascite ancora in calo e 746 mila decessi nel 2020 (+18%). Il totale dei trasferimenti di residenza tra Comuni in calo del 12% rispetto al 2019

di Redazione

Gli effetti della pandemia hanno avuto un impatto su tutte le componenti del ricambio demografico in Italia. Nel 2020, osserva l’Istat nel report sugli indicatori demografici, si sono registrati effetti non soltanto, per quanto prevalentemente, sulla mortalità ma anche sulla mobilità residenziale interna e con i paesi esteri, arrivando a incidere persino sui comportamenti riproduttivi (nell’ultimo mese dell’anno) e nuziali. Ne scaturisce un quadro globale, già di per sé fortemente squilibrato da dinamiche demografiche deboli sul versante del ricambio della popolazione, nel quale le stesse problematiche risultano accentuate e moltiplicate.

Alla luce di dati molto consolidati che coprono tutto il 2020, ma che per il momento sono da considerarsi provvisori, le nascite risultano pari a 404 mila mentre i decessi raggiungono il livello eccezionale di 746 mila. Ne consegue una dinamica naturale (nascite-decessi) negativa nella misura di 342 mila unità. Gli effetti del lockdown hanno poi determinato inevitabili ripercussioni sul versante dei trasferimenti di residenza. Le iscrizioni dall’estero sono state 221 mila e le cancellazioni 142 mila. Ne deriva un saldo migratorio con l’estero positivo per 79 mila unità, il valore più basso degli anni 2000 e in grado di compensare solo in parte l’effetto negativo del pesante bilancio della dinamica naturale.

Per quanto riguarda la mobilità interna si rileva una riduzione del volume complessivo di circa il 12%: sono 1 milione 308 mila i trasferimenti registrati tra i Comuni italiani nel 2020 contro 1 milione 485 mila dell’anno precedente. Infine, le ordinarie operazioni di allineamento e revisione delle anagrafi (saldo per altri motivi) comportano un saldo negativo per ulteriori 121 mila unità.

Il riflesso di tali andamenti comporta un’ulteriore riduzione della popolazione residente, scesa al 1° gennaio 2021 a 59 milioni 258 mila. Ininterrottamente in calo da sette anni consecutivi, e specificamente dal 2014 quando raggiunse la cifra record di 60,3 milioni di residenti, l’ammontare della popolazione registra nel 2020 una riduzione di 384 mila unità sull’anno precedente (-6,4 per mille residenti).

Popolazione in calo in quasi tutte le regioni

Con l’eccezione del Trentino-Alto Adige, dove si registra una variazione annuale della popolazione pari a +0,4 per mille, tutte le regioni sono interessate da un decremento demografico. Il fenomeno colpisce maggiormente il Mezzogiorno (-7 per mille) rispetto al Centro (-6,4) e al Nord (-6,1). Molise (-13,2) e Basilicata (-10,3) sono le regioni più colpite; tra quelle del Nord spiccano Piemonte (-8,8), Valle d’Aosta (-9,1) e soprattutto Liguria (-9,9).

Persi in media oltre 14 mesi di sopravvivenza

Per effetto del forte aumento del rischio di mortalità, aggiunge l’Istat, specie in alcune aree e per alcune fasce d’età, che ha dato luogo a 746 mila decessi (il 18% in più di quelli rilevati nel 2019), la sopravvivenza media nel corso del 2020 appare in decisa contrazione. La speranza di vita alla nascita, senza distinzione di genere, scende a 82 anni, ben 1,2 anni sotto il livello del 2019. Per osservare un valore analogo occorre risalire al 2012. Gli uomini sono più penalizzati: la loro speranza di vita alla nascita scende a 79,7 anni, ossia 1,4 anni in meno dell’anno precedente, mentre per le donne si attesta a 84,4 anni, un anno di sopravvivenza in meno.

 

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