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Ristorazione, il prezzo della pandemia

Nell’anno dell’emergenza sanitaria il settore ha perso, da solo, quasi 250 mila posti di lavoro. I principali dati del rapporto Fipe-Confcommercio

di Redazione

Nell’anno della pandemia, il solo settore della ristorazione ha perso quasi 250 mila posti di lavoro (oltre mezzo milione, 514 mila se si tiene conto anche del settore alloggio: tra il 2013 al 2019 ne avevano creati 245 mila), molti dei quali a tempo indeterminato e soprattutto di giovani e donne. In termini di consumi, la perdita è stata di 130 miliardi di cui 31 solo nella ristorazione. Questo anche perché a livello di reddito siamo tornati ai livelli del 1994, con circa 900 euro pro capite. Il quadro, purtroppo desolante per un intero settore, emerge dal Rapporto Ristorazione 2020 di Fipe-Confcommercio. 

In termini di consumi, si rileva nel rapporto, la perdita è stata di 130 miliardi, di cui 31 solo nella ristorazione. Nel 2020 sono oltre 22 mila i pubblici esercizi, bar e ristoranti, che hanno chiuso a fronte dei 9.190 che hanno aperto, un saldo negativo di oltre 13 mila imprese. 

In termini di fatturato, invece, sei titolari di pubblici esercizi su dieci hanno lamentato un crollo di oltre il 50%, mentre il 35,2% ritiene che il fatturato si sia contratto tra il 10% e il 50%. I motivi alla base della riduzione dei ricavi sono dovuti principalmente al calo della domanda a causa delle misure restrittive dovute al coronavirus, sia sulle attività che sulla mobilità delle persone (88,8%), nella riduzione della capienza all’interno dei locali per l’attuazione dei protocolli di sicurezza (35,4%) e nel calo dei flussi turistici (31,1%), in particolare di quelli stranieri. Dopo aver raggiunto il suo massimo storico nel 2019, con oltre 46 miliardi di euro, il valore aggiunto generato dalle imprese della ristorazione è precipitato in un solo anno del 33%.

 

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