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Lavoro e soddisfazione, in Italia divari non solo territoriali

Dicotomia Nord-Sud a parte, dal report Istat sulla soddisfazione dei cittadini emergono differenze anche per la condizione professionale (e qui la pandemia incide forse di più)

di Redazione

I cittadini italiani si dicono piuttosto soddisfatti per le condizioni di vita, nonostante la pandemia e le difficoltà collegate all’emergenza sanitaria. Eppure, dal report Istat sul tema, emergono anche ulteriori divari, a partire da quello – più atavico – Nord-Sud. In relazione al territorio si osserva ancora una volta un calo nel Mezzogiorno, dove le persone soddisfatte rappresentano l’80,2% del totale dei rispondenti (82% nel 2019). Il Centro registra un calo nella quota di molto soddisfatti ma rimane sostanzialmente sui livelli del 2019 (’81,2%). Anche al Nord la situazione non varia, restando la ripartizione territoriale dove la soddisfazione è maggiore (83%). Il calo rilevato nel Mezzogiorno e la stasi della soddisfazione per le relazioni amicali nelle altre ripartizioni determinano dunque un aumento del gap tra Nord e Sud del Paese, che si era ridotto nell’anno precedente.

A livello territoriale, dunque, il Nord presenta la quota più alta di coloro che dichiarano un voto compreso tra 8 e 10 rispetto alla soddisfazione per la vita (48,3%), dice l’Istat. Il Centro registra una quota intermedia (42,7%) e il Mezzogiorno la quota minore (39,8%). Le regioni con i più elevati livelli di soddisfazione sono il Trentino Alto Adige (61,8%), la Valle d’Aosta (54,0%) e il Friuli Venezia-Giulia (49,4%), quelle con i livelli più bassi sono la Campania (31,7%) e la Sicilia (39,8%). Rispetto al 2019, insomma, le differenze territoriali rimangono ancora consistenti. La quota di persone che esprimono i punteggi più alti è in crescita al Nord (dal 46,7% del 2019 al 48,3% del 2020) mentre risulta stabile al Centro e nel Mezzogiorno.

Un andamento analogo è quello che si osserva rispetto al lavoro. Nel 2020 il 79% degli occupati dichiara di essere molto o abbastanza soddisfatto del proprio lavoro. Ma i livelli di soddisfazione sono più elevati al Nord e al Centro, dove gli occupati molto soddisfatti rappresentano il 18%, rispetto al 14,3% nel Mezzogiorno. Il dato è crescente al Nord e al Sud e stazionario al Centro. I divari, però, non sono solo territoriali. La crescita della soddisfazione non è infatti omogenea tra le varie categorie di lavoratori. Nell’ambito del lavoro dipendente aumenta soprattutto nella componente dei direttivi, quadri e impiegati (da 80,4% del 2019 a 82,8% del 2020). 

Nei primi mesi del 2020, inoltre continua a crescere, attestandosi al 58%, la quota di persone di 14 anni e più che si dichiarano molto o abbastanza soddisfatte per la situazione economica personale. Rispetto al 2019 la crescita ha riguardato uomini e donne in egual misura e tutte le classi di età, in particolare le persone di 65-74 anni (da 59,6% a 62,4%). I giovani (14-19 anni) e le persone di 60 anni e oltre sono più soddisfatte rispetto agli individui delle altre classi di età (20-59 anni). Rispetto alla condizione professionale, nell’ultimo anno si registra un decremento rilevante tra i lavoratori in proprio e i coadiuvanti (da 54,7% a 51,5%), un possibile segnale degli effetti della pandemia sulla sfera economica. Qui, a livello territoriale, a dichiararsi molto o abbastanza soddisfatto è il 63,3% dei cittadini del Nord, il 57,8% di quelli del Centro e il 50,9% dei residenti nel Mezzogiorno. In quest’ultima area, dove le persone manifestano in generale una minor soddisfazione, si registra comunque una ripresa della quota dei “molto o abbastanza soddisfatti”, in linea con l’andamento nazionale (da 49,3% a 50,9%). Tuttavia il quadro delle disuguaglianze territoriali rimane sostanzialmente inalterato.

 

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