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Gli Usa e la ripartenza del turismo internazionale

Con la fine del travel ban i turisti europei vaccinati potranno tornare negli Stati Uniti. Il settore del turismo è stato tra i più colpiti a livello mondiale e anche l’economia statunitense ha risentito delle recenti restrizioni ai viaggi

di Redazione

L’esordio al Palazzo di Vetro di Joe Biden, per i lavori dell’Assemblea generale dell’Onu, ha posto ulteriori basi riguardo la dottrina che l’attuale amministrazione statunitense intende adottare in politica estera. Non c’è alcuna intenzione di formalizzare una nuova edizione della guerra fredda, stavolta con la Cina e, soprattutto, c’è l’intenzione di promuovere «una nuova era di incessante diplomazia e «di pace» nel mondo dopo il ritiro dall’Afghanistan. Ma intanto sono cresciuti dissapori di recente con i partner europei, in particolare con Parigi che a causa dell’accordo Aukus, il nuovo patto di difesa indo-pacifico, ha visto sfumare una commessa da 36 miliardi di euro per l’acquisto di sommergibili francesi con l’Australia. È in questo senso, secondo molti osservatori, che va letta la recente decisione di riaprire le frontiere da novembre ai turisti europei vaccinati.

Chi sostiene tale ipotesi, la giudica un’apertura nei confronti dell’Europa, che da tempo chiedeva agli Stati Uniti di far ripartire i collegamenti tra le due sponde dell’Atlantico dopo che, a causa della pandemia di coronavirus, l’amministrazione Trump aveva imposto un travel ban, reiterato poi dall’amministrazione Biden. La decisione permetterà in primo luogo ai tanti europei che vivono negli Stati Uniti di fare ritorno nei luoghi di origine e riabbracciare le famiglie dopo circa due anni di distanza forzata, ma soprattutto di rilanciare il turismo internazionale. Che economicamente, nonostante le riluttanze alla ripresa dei viaggi internazionali, ha colpito duramente anche l’America.

La Federal Reserve, infatti, ha registrato un rallentamento della crescita economica nei mesi di luglio e agosto, una «decelerazione – secondo appunto la Fed – nell’attività economica in gran parte attribuibile al calo dei settori della ristorazione, dei viaggi e del turismo, che riflette i problemi di sicurezza dovuti alla variante Delta e, in alcuni casi, alle restrizioni ai viaggi internazionali».

Secondo un’indagine condotta dal World Travel & Tourism Council (WTTC), gli Stati Uniti avrebbero dovuto affrontare una potenziale perdita giornaliera di quasi 198 milioni di dollari, se avessero mantenuto tali restrizioni.

In base a quanto osservato nel 2019, dei primi 20 mercati più importanti in termini di spesa, meno della metà ha attualmente accesso agli Stati Uniti, con un grave impatto sulla ripresa del settore. Gli Stati Uniti sono infatti rimasti chiusi a molti dei maggiori paesi in termini di contributo all’economia americana per spesa dei visitatori nel 2019, cioè prima dello scoppio della pandemia, tra cui Regno Unito (8%), Germania (4%), Francia (3%) e Italia (2%).

Eppure, da un sondaggio del Pew Research Center di fine agosto, era emerso che con la variante Delta, che ha cambiato negativamente l’andamento della pandemia negli Stati Uniti e in tutto il mondo, la maggioranza degli americani adulti ha continuato a vedere una serie di misure necessarie per affrontare il coronavirus, inclusa la limitazione ai viaggi internazionali.

 

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