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Il quadro economico internazionale, tra ripresa e nuovi fattori di rischio

L’economia mondiale continua a espandersi sebbene l’inflazione dei prodotti energetici costituisca un potenziale freno per la produzione

di Redazione

L’economia mondiale continua a espandersi sebbene vi siano ancora ritardi nella riattivazione di parte delle catene del valore e l’inflazione dei prodotti energetici costituisca un potenziale freno per la produzione internazionale. Il commercio globale di merci in volume, ad agosto, ha ripreso ad aumentare (+0,8% congiunturale, -1,4% a luglio) sostenuto dall’inatteso miglioramento delle esportazioni della Cina. Il PMI globale sui nuovi ordinativi all’export di ottobre è rimasto sopra la soglia di espansione, segnalando un ulteriore possibile aumento della domanda globale nei prossimi mesi. A tracciare il quadro economico internazionale è l’Istat nella consueta nota mensile sull’andamento dell’economia italiana.

Cina

Tra luglio e settembre, si è riscontrata una certa eterogeneità nel percorso di ripresa della produzione tra le varie aree geografiche, con un dinamismo più accentuato in Europa rispetto a Stati Uniti e Cina. Il Pil cinese nel terzo trimestre, infatti, ha segnato un deciso rallentamento congiunturale (+0,2%, a fronte di +1,5% dei tre mesi precedenti), dovuto al rialzo dei prezzi dei prodotti energetici, ai problemi del settore immobiliare e alle nuove misure di lockdown dovute ai focolai della variante Delta del Covid-19. L’attività manifatturiera e quella del settore dei servizi, tuttavia, sono attese espandersi in chiusura d’anno come segnalato a ottobre dai PMI Caixin/Markit, entrambi sopra la soglia di 50.

Stati Uniti

Anche la stima preliminare del Pil del terzo trimestre negli Stati Uniti ha evidenziato una crescita modesta e in netta decelerazione (+0,5% congiunturale da +1,6%), principalmente imputabile alla frenata dei consumi e degli investimenti fissi non residenziali. Le condizioni del mercato del lavoro mantengono, tuttavia, un orientamento positivo. A ottobre la stima dei nuovi occupati non agricoli privati ha mostrato un deciso aumento, in presenza del proseguimento della fase di riduzione delle nuove richieste di sussidi di disoccupazione che, nell’ultima settimana di ottobre, si sono avvicinati ai livelli antecedenti la pandemia. Inoltre, dopo tre mesi, la fiducia dei consumatori di ottobre è tornata a segnare miglioramenti sia delle condizioni correnti sia di quelle attese nonostante le preoccupazioni per l’inflazione, ai massimi degli ultimi tredici anni. 

Eurozona

L’economia dell’area dell’euro continua a mostrare una crescita robusta anche se i livelli di prodotto e occupazione sono ancora inferiori a quelli pre-pandemia. Nel terzo trimestre, il Pil è cresciuto del 2,2% in termini congiunturali, in marginale accelerazione dal trimestre precedente, con aumenti più marcati in Francia (+3%) e Italia (+2,6%) rispetto a Spagna (+2%) e Germania (+1,8%). Considerando il confronto con il quarto trimestre 2019, la Francia è tornata sui livelli pre-crisi (-0,1%) mentre si è ridotto il gap per Germania e Italia (rispettivamente -1,1% e -1,4%) ed è rimasto elevato quello della Spagna (-6,6%). A settembre, il tasso di disoccupazione è calato di un decimo, attestandosi al 7,4%, e le vendite al dettaglio in volume sono diminuite rispetto al mese precedente (-0,3% da +1% ad agosto), condizionate dalla marcata contrazione in Germania (-2,5%). L’inflazione dell’area euro ha continuato ad accelerare anche a ottobre, toccando un massimo storico. La stima flash ha segnato una crescita tendenziale dei prezzi del 4,1% (dal 3,4% del mese precedente), spiegata per oltre la metà dalla componente energetica.

 

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