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L’Aids è una delle pandemie più distruttive della storia

L’attuale emergenza sanitaria ha complicato la situazione, rendendo meno accessibili i test diagnostici

di Redazione

Si celebra oggi la Giornata mondiale contro l’Aids. Da quando è stato identificato il virus Hiv – ad isolarlo è stato Robert Gallo, nel 1984, a distanza di tre anni dai primi casi –, la malattia ha causato moltissimi morti: in circa quarant’anni, sono oltre 35 milioni le persone che hanno perso la vita, 45mila delle quali in Italia. Attualmente sono 38 milioni le persone che convivono con l’Aids, 1,8 milioni delle quali hanno meno di 15 anni, secondo l’Unaids.

Numeri che rendono l’Aids «una delle pandemie più distruttive della storia», ha commentato oggi il direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della Sanità per l’Europa, Hans Kluge, invitando a «non dimenticare» questo «altro virus mortale che ha devastato vite e comunità per circa 40 anni». Specie in questa fase storica con un’emergenza sanitaria ancora in corso e che ha contribuito a complicare le cose, rendendo meno accessibili i test diagnostici, fondamentali per scovare la malattia prima che sia troppo tardi: l’Aids è ancora potenzialmente letale se non trattata in modo adeguato.

Solo in Italia, secondo l’ISS, l’Istituto Superiore di Sanità, le diagnosi sono crollate del 47% nel 2020 rispetto al 2019 (per un totale di 1.303 nuove diagnosi e un’incidenza di 2,2 ogni 100.000 residenti). Un calo analogo è stato registrato nei casi di Aids, passati dai 605 del 2019 ai 352 del 2020. La riduzione, spiega l’ISS, potrebbe essere una difficoltà di accesso ai test a causa del Covid-19.

«Mentre continuiamo ad affrontare la pandemia di Covid-19, dobbiamo rimetterci in carreggiata nella nostra lotta contro l’Hiv/Aids», ha invitato Kluge, sottolineando che «stigmatizzazione, discriminazione e disinformazione intorno a questo virus sono ancora troppe, con enormi disparità nella diagnosi e nel trattamento all’interno della regione europea». «Insieme possiamo porre fine all’Aids entro il 2030», ha concluso.

I progressi raggiunti – a fine dicembre 2020 erano 27,5 milioni le persone con Hiv che avevano accesso alle terapie antiretrovirali, in aumento rispetto ai 7,8 milioni del 2010 – non sono sufficienti, però.

«In 40 anni molti passi avanti sono stati fatti nella ricerca e nelle cure e una diagnosi precoce oggi può favorire una vita più serena. Dobbiamo continuare ad investire sulla ricerca, sulla prevenzione e sull’assistenza», ha ricordato su Twitter il ministro della Salute, Roberto Speranza.

 

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