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Economia mondiale, rallenta la crescita del G20

Secondo l’Ocse nel primo trimestre 2022 il Pil dell’area è aumentato dello 0,7% su base trimestrale, in calo rispetto all’aumento dell’1,3% registrato nel quarto trimestre 2021

di Redazione

La crescita del Pil nei paesi del G20 è continuata a rallentare nel primo trimestre 2022, stando alle stime dell’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico internazionale, che la settimana scorsa ha tenuto la grande riunione annuale del suo consiglio ministeriale a Parigi. Nel primo trimestre 2022, precisa l’Ocse, il Pil del G20 è aumentato dello 0,7% su base trimestrale, in calo rispetto all’aumento dell’1,3% registrato nel quarto trimestre 2021. In Italia il Pil nel primo trimestre del 2022 è stato del +0,1% contro il +0,7% del quarto trimestre 2021 e nella zona dell’euro è stato dello 0,6% contro lo 0,2% del periodo precedente.

Il rallentamento del G20 è dovuto in parte a quello degli Stati Uniti, che hanno registrato un calo del Pil dello 0,4% dopo il +1,7% ottenuto nel quarto trimestre 2021, a causa dell’andamento del commercio con l’estero e del calo degli investimenti nelle scorte. In frenata anche l’Australia e l’Indonesia, che rispettivamente hanno registrato un Pil a +0,8% dopo +3,6% e +0,9% da +3,1%. La crescita è poi rallentata in Canada (0,8% da 1,6%), Cina (1,3% da 1,5), India (0,8% da 1,7%), appunto Italia (0,1% da 0,7%), Corea del Sud (0,6% da 1,3%), Turchia (1,2% da 1,5%) e Regno Unito (0,8% da 1,3%). Con il segno “meno” Francia (-0,2% dopo +0,4%) e Giappone (-0,1% dopo +1%). 

I paesi che hanno invece segnato un’accelerazione sonoi Brasile (+1% dopo +0,7%), Germania (+0,2% dopo -0,3%), Messico (+1% dopo +0,2%), Sud Africa (+1,9% dopo +1,4%) e Arabia Saudita, con una crescita del 2,6%, la maggiore del G20, spiegata con l’aumento delle attività petrolifere. 

Il trend altalenante sembra destinato a durare. Il superindice dell’Ocse, che tenta di anticipare le tendenze economiche nei prossimi 6-9 mesi, prevede una flessione del ritmo di crescita. Si va, dunque, verso una revisione della crescita mondiale al ribasso a causa della guerra in Ucraina e delle turbolenze legate alla catena di approvvigionamento, l’aumento dell’inflazione e del calo della fiducia dei consumatori. A causa di quest’ultimi, sottolinea l’Ocse, «gli Ica indicano una flessione del ritmo di crescita anche nella zona euro nel suo insieme, in particolare, in Germania, Francia, Italia, come anche nel Regno Unito e in Canada», al contrario si prevede «una crescita stabile negli Stati Uniti e in Giappone». Si prospetta un calo per la Cina e un rallentamento per il Brasile. 

 

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