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Stati Uniti: inflazione accelera al 9,1%, ai massimi dal 1981

Su base mensile l’aumento è dell’1,3%. Sette cittadini americani su dieci lo ritengono il problema più grande da affrontare nel paese

di Redazione

Inflazione ai massimi da 40 anni negli Stati Uniti. I prezzi di giugno, infatti, sono aumentati del 9,1% rispetto all’anno precedente, il ritmo più veloce dal 1981. In questo modo l’aumento dei prezzi del gas, degli affitti e la spesa stanno rendendo la vita più costosa per le famiglie americane. Su base mensile, invece, l’incremento è stato dell’1,3%, il maggiore dal 2005. Alla luce degli ultimi dati forniti dal Bureau of Labor Statistics, gli analisti si aspettano che la Fed possa alzare i tassi di interesse dello 0,75% allo scopo di contenere l’impennata dell’inflazione. 

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E il contesto economico si fa sentire anche sull’amministrazione statunitense, soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato in programma a novembre per il rinnovo del Congresso. Sette cittadini statunitensi su dieci, afferma il Pew Research Center, definiscono l’inflazione il problema più grande da affrontare nel paese, seguono l’accesso all’assistenza sanitaria (55%) e la criminalità violenta (54%). 

Dal punto di vista della collocazione politica, sono gli elettori repubblicani a ritenere particolarmente grave l’inflazione, che è un grosso problema per l’84% di questo segmento, mentre la quota di chi la vede allo stesso modo scende al 57% tra gli elettori democratici. 

Quello dell’alta inflazione è un problema che interessa non solo negli Stati Uniti, ma che negli Stati Uniti si fa sentire in particolar modo per una serie di ragioni storiche. In primo luogo perché oltreoceano l’indice dei prezzi al consumo si è mantenuto sempre su livelli relativamente bassi, in linea con quelli che sono gli obiettivi: tra l’inizio del 1991 e la fine del 2019, l’inflazione su base annua è stata in media di circa il 2,3% al mese e ha superato il 5% – ricorda ancora il Pew Research Center – solo quattro volte. In parte la situazione attuale contribuisce a spiegare perché gli americani lo reputino il problema più importante, peraltro già indicato come una priorità di politica interna dal presidente Biden.

Nel frattempo il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime di crescita del Prodotto interno lordo statunitense sia per il 2022 sia per il 2023, portandolo a +2,3% per quest’anno e a +1% per il prossimo. A giugno le indicazioni erano rispettivamente di +2,9 e di +1,7%.

 

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