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Così il quadro economico internazionale

Scenario caratterizzato dalla graduale decelerazione delle spinte inflazionistiche e dal calo dei prezzi dei prodotti energetici, osserva l’Istat

di Redazione

La graduale decelerazione delle spinte inflazionistiche innescata dall’orientamento restrittivo della politica monetaria nei principali paesi e dal calo dei prezzi dei prodotti energetici ha caratterizzato lo scenario internazionale negli ultimi mesi. La quotazione del Brent a fine anno (80,9 dollari al barile a dicembre, 99,8 la media del 2022) ha continuato a diminuire, mentre i listini del gas naturale europeo sono rimasti stabili sui 36 $/mmbtu, valore comunque decisamente inferiore a quelli dei mesi estivi (60,2 $/mmbtu la media del trimestre luglio-settembre). È quanto emerge dalla Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana dell’Istat, nella parte relativa al quadro internazionale. A ottobre, aggiunge la nota, il commercio internazionale di beni in volume è diminuito dell’1,6% rispetto al mese precedente (+0,1% a settembre) con cali generalizzati delle esportazioni e importazioni soprattutto nell’area dell’euro e nei paesi avanzati asiatici. Il PMI globale sui nuovi ordinativi all’export di dicembre si è collocato, per il decimo mese consecutivo, al di sotto della soglia di espansione di 50, suggerendo che la domanda mondiale potrebbe proseguire una tendenza discendente. 

Foto di Lorenzo Cafaro da Pixabay

Cina

In Cina, osserva l’Istat, il forte aumento dei contagi di Covid-19 è atteso frenare, nei prossimi mesi, ma la crescita economica rallenta con effetti negativi anche per altri paesi. Gli indici Pmi dei direttori degli acquisti del comparto manifatturiero e dei servizi a cura di Caixin, a dicembre hanno infatti continuato a diminuire, restando ben al di sotto della soglia di espansione.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti, si legge ancora nella nota, la stima finale del PIL del terzo trimestre ha registrato una revisione verso l’alto, con una variazione di 0,8% congiunturale (da +0,7%). Il dato riflette un rialzo per consumi e investimenti non residenziali in parte compensato da revisioni al ribasso delle scorte. È proseguita la fase positiva per il mercato del lavoro statunitense e il tasso di disoccupazione a dicembre è sceso di nuovo al 3,5%, in marginale calo rispetto al periodo precedente. Nello stesso mese, la fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board, pur restando su livelli storicamente bassi, ha toccato il massimo da aprile (108,3 da 101 di novembre) spinta anche dai dati sull’inflazione che mostrano un’inversione di tendenza. La crescita dei prezzi al consumo a dicembre ha infatti continuato a decelerare (+6,5% da +7,1% di novembre). Sebbene si siano dimostrati efficaci per contenere le pressioni inflazionistiche, desta però molte preoccupazioni l’effetto depressivo dei rialzi dei tassi di interesse sulla crescita economica. Le attese di moderazione dell’orientamento restrittivo della politica monetaria della Federal Reserve legate al calo dell’inflazione hanno determinato negli ultimi mesi un graduale deprezzamento del tasso di cambio del dollaro: l’euro ha recuperato nel periodo più recente circa 10% nei confronti della valuta statunitense rispetto ai minimi di fine settembre.

Eurozona

Quanto all’Eurozona, osserva l’Istat, l’inflazione, in media, ha rallentato (+9,2% a dicembre da +10,1% a novembre) frenata, analogamente agli Stati Uniti, dai rialzi dei tassi ufficiali operati dalla Banca centrale europea e dalla moderazione dei prezzi delle materie prime energetiche. A novembre, il tasso di disoccupazione si è stabilizzato al 6,5%, mentre le vendite al dettaglio in volume hanno recuperato solo parzialmente il calo congiunturale di ottobre (+0,8% da -1,5%). Le prospettive per l’area nel complesso restano positive. A dicembre, l’Economic Sentiment Indicator (ESI) rilevato dalla Commissione europea è aumentato per il secondo mese consecutivo con miglioramenti diffusi a tutti i settori e in particolare a quello del commercio al dettaglio, dei servizi e per i consumatori. Nel dettaglio nazionale, l’indice è cresciuto in Germania (+2 punti), Spagna (+1,9) e Italia (+0,9), mentre è diminuito in Francia (-1,3).

 

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