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Usa 2016. La politica estera secondo Donald Trump

di Valentina Merlo

donald_trumpAdesso che i giochi delle primarie americane sembrano fatti iniziano le prime, caute, previsioni. Nella lunga corsa alla presidenza degli Stati Uniti ci sarà, con ogni probabilità, l’ex segretario di Stato Hillary Clinton sul fronte democratico e, contro di lei, il miliardario Donald Trump.
Ed è proprio su quest’ultimo che si stanno concentrando le attenzioni della stampa, viste le sue più recenti dichiarazioni in materia di politica estera.
Trump prosegue infatti senza freni a sovvertire agende mediatiche e politiche, facendo crollare per primo i cliché da Guerra Fredda: “Non avrei assolutamente alcun problema a invitare Vladimir Putin a Washington. Credo che sarebbe molto utile se ci coordinassimo per raggiungere l’obiettivo comune di sconfiggere l’Isis”, ha dichiarato in un’intervista al Sunday Times di Londra, per poi ribadire che, una volta alla Casa Bianca, intratterrebbe rapporti diplomatici con tutti, anche con il leader coreano Kim Jong-Un. Se per la guerra al terrorismo islamico la prospettiva è quella di un’alleanza con la Russia, per gli accordi commerciali si continuerebbe a guardare alla Cina, cercando di trarne maggiori vantaggi per gli States: “Stiamo perdendo miliardi e miliardi di dollari nei nostri accordi commerciali con la Cina, rinegozierei questi accordi. Questa è una delle prime cose che farei”.
L’apertura nei confronti di Russia e Corea del Nord sembra tuttavia coincidere con una netta chiusura nei confronti dell’Europa: il tycoon ha infatti assicurato che, in caso di vittoria, gli Usa non impiegherebbero più energie all’estero e smetterebbero di concentrare gli armamenti nella zona europea, richiamandola a un ruolo di maggiore responsabilità per le aree vicine. La frecciatina alla Nato, grazie alla quale, a suo dire, i paesi europei hanno vissuto ampiamente sulle spalle degli Stati Uniti, non è che la punta dell’iceberg: nella stessa intervista Trump non ha risparmiato critiche alla politica sull’immigrazione della cancelliera tedesca Angela Merkel, la quale, a suo dire, “ha fatto un errore madornale nel permettere l’ingresso degli immigrati in Germania”.
Se sull’immigrazione Trump ha mantenuto la consueta linea dura, si è invece mostrato cauto per quanto riguarda il programma di Quantitative easing che la Bce sta prmuovendo per cercare di ridare slancio all’economia europea attraverso una forte iniezione di liquidità: “Nessuno sa se funzionerà o meno. Nel breve periodo, una cosa del genere tende a portare sollievo, ma può essere molto dolorosa sul lungo periodo”. D’altra parte, com’è noto, il candidato repubblicano non simpatizza per l’Euro: “Non ho amato l’idea dell’euro fin dall’inizio. E non inizia a piacermi ora. Credo che renda le cose più complicate”.
Dura anche la posizione nei confronti del voto sulla Brexit – il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea – che si terrà il 23 giugno: “Personalmente sarei più incline ad uscirne per diverse ragioni, ad esempio per avere molta meno burocrazia”, diametralmente opposta rispetto a quella che vorrebbe gli Stati Uniti preoccupati per la messa in discussione non solo dell’Europa, ma anche del multilateralismo a cui si è lavorato negli ultimi decenni e su cui si basano il dialogo e l’economia internazionali.
In caso di vittoria di Donald Trump l’Europa dovrebbe quindi affrontare un momento di grave destabilizzazione. L’UE, già provata dall’incapacità di trovare soluzioni condivise nel governo dei flussi migratori, si troverebbe infatti a dover fronteggiare l’avvento di un presidente americano isolazionista e protezionista e dovrebbe decidere in fretta come riorganizzarsi sia dal punto di vista della sicurezza che da quello economico.

Le puntate precedenti:
Usa 2016. La guerra al terrorismo di Trump e Clinton
Usa 2016. L’eredità politica di Obama
Usa 2016. Hillary Clinton fa la storia
Usa 2016. Sognando la California
Usa 2016. Obbligata a vincere: Hillary Clinton

 

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