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Riposare di più, lavorare meglio: un nuovo paradigma?

Molti studi in materia sono sempre più orientati ad esaltare il valore del riposo. Evitare l'overworking può favorire la produttività, ma anche la creatività e la capacità di saper prendere decisioni
di Silvia Capone

In Italia la normativa che regolamenta il riposo dal lavoro è disciplinata dal Decreto Legge n. 112/08 che, tra le altre cose, prevede almeno 24 ore di riposo ogni sette giorni lavorativi. Ma al di là di quello che può essere il quadro normativo, il dibattito che ruota attorno al valore del riposo pare trovare riscontri di tipo scientifico oltre che una letteratura in materia piuttosto ampia. A discapito, si intende, dell’overworking, talvolta ritenuto – come avevamo già osservato in un precedente articolo sul tema – tra le chiavi del successo professionale. Al contrario oggi sembra non sancire più la “bravura” di un lavoratore: secondo uno studio condotto da Society Human Resource Management per Project: Time Off, il 77% dei responsabili delle risorse umane intervistati sostiene che i lavoratori che godono delle proprie ferie siano più produttivi di chi non ne usufruisce.

Quindi lavorare meno, e soprattutto concedersi pause anche durante l’orario lavorativo, non è più socialmente inviso né inopportuno. Infatti sempre più studi, provenienti principalmente dagli Stati Uniti c’è da dire, collegano la produttività al riposo, svincolando il bisogno fisico dall’atteggiamento del più classico dei lavoratori scansafatiche. È quindi dimostrato che spendere 20 minuti per un pisolino aumenti di un terzo la produttività, del 18% la velocità di prendere decisioni e che cresca di un quarto il livello di attenzione e del 40% la creatività.
A sostegno di questi numeri, molte altre ricerche si muovono nella stessa direzione: la Fondazione Nazionale del Sonno di Washington, che come suggerisce il nome sostiene l’importanza del sonno, elenca i numerosi effetti negativi dello stress da lavoro: oltre a problemi di salute quali diabete e ipertensione, anche rischi collegati direttamente alle proprie mansioni, provocati dalle distrazioni e dal burnout. L’Università di Berkeley spiega la necessità del riposo associando la nostra mente alla RAM di un pc, dimostrando che riposare 90 minuti corrisponderebbe a “ripulire” la mente aumentando la capacità di apprendimento e rafforzando la memoria a breve termine.
Nonostante i numerosi studi che da qualche tempo sono orientati ad accertarne i benefici, il discorso sul sonno non è ancora del tutto condiviso nel mondo del lavoro. Soprattutto in quei paesi che, anche a causa di costruzioni sociali, vedono il riposo in ufficio come un comportamento inappropriato. Negli Stati Uniti stanno sperimentando risorse e opportunità al fine di garantire un adeguato livello di riposo e già da alcuni anni grandi aziende tipo Microsoft hanno ideato le cosiddette nap room, ovvero stanze dove i dipendenti possono dormire durante le pause, “istituzionalizzando” così il valore del riposo anche nelle sedi europee.

GALASSIA LAVORO

 

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