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Parità di genere ancora lontana nel mercato del lavoro

Il Comitato europeo dei diritti sociali ha bocciato l’Italia e altri paesi europei sul fronte della parità tra uomini e donne sul lavoro

di Redazione

Secondo il Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) del Consiglio d’Europa l’Italia, come altri paesi europei, non rispetta il diritto delle donne alla parità di retribuzione e alle pari opportunità professionali. La denuncia del Ceds parte dalla contestazione dell’Ong “University Women of Europe” che contestava a 10 degli 11 Stati che il Comitato giudichi le loro performances rispetto agli obiettivi della Carta sociale europea. Tra gli stati presi in considerazione, oltre l’Italia, che non offrono pari diritti in campo lavorativo: Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca e Slovenia, ma anche Finlandia e Norvegia, mentre solo la Svezia risulta promossa, paese che insieme a Belgio e Cipro ha fatto registrare progressi misurabili dal punto di vista delle pari retribuzioni.

Il problema, secondo il Comitato europeo, non sono le leggi, perché da un punto di vista formale in tutti gli ordinamenti dei 15 paesi presi in considerazione è espressa la parità di genere a livello contributivo. Il problema sorge nel mancato raggiungimento del diritto sostanziale, ovvero si sottolinea la mancata attuazione di politiche in grado di favorire e garantire la reale parità tra uomo e donna nel mercato del lavoro.

Nello specifico del caso italiano, il Comitato Europeo ha individuato “insufficienti progressi misurabili nel promuovere uguali opportunità per quanto concerne una pari retribuzione” e per poter avere le stesse opportunità di accesso nel mercato del lavoro.

Non è una novità, infatti, che le donne, oltre ad essere meno rappresentate in termini occupazionali nel mercato nazionale, percepiscono anche una retribuzione inferiore a quella degli uomini. Secondo il Gender Gap Report 2019 realizzato dall’Osservatorio JobPricing, il divario retributivo è di 2.700 euro lordi pari al 10% in favore degli uomini. Stando ai dati dell’Eurostat, secondo cui il gender pay gap orario in Italia era solo del 5%, il paese era nel 2018 al terzo posto della classifica, a fronte di un divario medio europeo del 14,8% tra retribuzione maschile e femminile.

Il gender pay gap è, come sostenuto anche dall’Istat, solo una delle componenti della differenza di genere tra uomo e donna nel mercato del lavoro. Nel contesto italiano si evidenzia anche un divario nei livelli di occupazione maschile e femminile, con una minor partecipazione femminile, una prevalenza delle donne assunte in part time e anche e soprattutto  di part timer involontario e la mancanza a livello istituzionale di leggi che aiutino a conciliare i tempi di vita. Quest’ultimo aspetto, già noto, è stato ancora di più messo in luce dall’emergenza coronavirus e dall’obbligo di smart working che ha evidenziato come le donne abbiano, rispetto agli uomini, un maggior carico di lavoro quotidiano.

 

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