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Così la rappresentanza femminile nei parlamenti

In Nuova Zelanda l’elezione di Jacinta Ardern segna la nascita del parlamento più inclusivo di sempre. A livello mondiale solo il 24% dei seggi parlamentari è occupato da una donna. Nonostante i numerosi passi in avanti la parità di genere nelle istituzioni è ancora lontana

di Redazione

Con la vittoria sabato scorso alle elezioni di Jacinta Ardern, il nuovo parlamento neozelandese che si è andato a formare è il più inclusivo di sempre, non solo perché include molte persone non bianche e appartenenti alla comunità LGBT+, ma anche perché il 48% dei parlamentari è donna. È la prima volta al mondo che un parlamento ha una percentuale così alta di membri donne, ad alzare la quota rosa è stato sia il partito labourista della premier, in cui la componente femminile è del 55%, sia il partito dei Verdi, nel quale le donne sono sette su dieci. Ma anche il partito conservatore, il Partito Nazionale raggiunge una quota della componente femminile del 31%. Quello che potrebbe più stupire è che non esistono norme per l’inclusività femminile, come le cosiddette quote rosa da noi, che obbligano ad una percentuale minima di donne nelle liste, perciò la rappresentanza femminile è spontanea.

Nel resto del mondo, infatti, la parità non è così osservata e rispettata. Secondo una ricerca condotta dal Geena Davis institute on Gender in Media, presentato durante la terza edizione de L’Eredità delle Donne, le donne nel mondo occupano solo il 24% dei seggi parlamentari e il 18% dei ruoli di ministro, mentre per quanto riguarda i ruoli apicali, secondo lo studio, nel 2018, solo 17 erano donne capi di stato o premier (al 2020 sono 20 le donne a guida di un paese).

Per quanto riguarda invece l’Unione europea, grazie ad un percorso intrapreso da tempo con risultati significativi, verso l’eguaglianza di genere, il Parlamento europeo è sempre più vicino alla parità. Secondo i dati pubblicati a luglio 2019 dall’Europarlamento riguardanti la sua composizione successivamente alle ultime elezioni svolte, emerge che il 40% degli eurodeputati è una donna, quasi il 4% in più rispetto allo scorso mandato del 2014, che si mostra come risultato importante se confrontato alla prima legislatura eletta nel 1979 quando le eurodeputate erano solo il 15,2%.

Il regolamento del Parlamento europeo non impone delle quote rosa, cioè non obbliga ai singoli paesi di eleggere un pari numero di uomini e donne, ma nonostante ciò, già nello scorso mandato si situava circa otto punti percentuali sopra la media dei parlamenti degli stati membri, ferma al 28%. Tra i paesi europei, solo dieci adottano attualmente delle vere e proprie quote rosa, ma particolare è il caso della Finlandia dove pur non essendoci per legge un numero garantito di posti in parlamento, sono state elette più donne che uomini e le ministri donne sono 12 su 19.

In Italia, invece, pur essendo state introdotte le quote rosa ed un particolare tipo di sistema elettorale per cui le prime due preferenze devono essere una coppia uomo-donna, la situazione vede il Parlamento eletto nel marzo del 2018 con una presenza femminile del 35,7% alla Camera e del 34,5% al Senato, mentre il governo Conte conta sette ministri donna su 21 totali.

 

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