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L’inflazione è aumentata ovunque nel mondo

Poche le eccezioni. Nel terzo trimestre 2021 sul podio per crescita del tasso di inflazione figurano Brasile, Turchia e Stati Uniti. Estonia e Spagna i primi paesi europei: l’analisi del Pew Research Center

di Redazione

L’inflazione è aumentata un po in tutto il mondo. Secondo una recente analisi del Pew Research Center su dati Ocse, nel terzo trimestre 2021 – nel confronto con il terzo trimestre pre-pandemia del 2019 – il tasso di inflazione era cresciuto in 39 paesi su 46 di quelli osservati. In 16 di questi paesi, inoltre, il tasso di inflazione è aumentato di oltre due punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2019. Sul podio mondiale per crescita del tasso di inflazione figurano Brasile, Turchia e Stati Uniti (Brasile e Turchia stanno dalla loro fronteggiando una profonda crisi economica). Estonia e Spagna i primi paesi europei.

Come abbiamo visto nelle scorse settimane, anche in Italia la risalita dell’inflazione è percepita con preoccupazione, tanto più nell’attuale fase di ripresa economica, con possibili ripercussioni sui consumi. Nel mese di ottobre, l’Istat ha stimato un aumento dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, dello 0,7% su base mensile e del 3% su base annua (da +2,5% del mese precedente), come la stima preliminare che era +2,9%. L’ulteriore accelerazione dell’inflazione, su base tendenziale, è in larga parte dovuta ai prezzi dei beni energetici (da +20,2% di settembre a +24,9%), sia a quelli della componente regolamentata (da +34,3% a +42,3%) sia ai prezzi di quella non regolamentata (da +13,3% a +15%). 

Indipendentemente dal livello assoluto di inflazione in ciascun paese, prosegue il Pew Research Center nella sua analisi, molte nazioni mostrano variazioni seguendo uno schema comune: inflazione relativamente bassa prima di subire i colpi della pandemia nel primo trimestre del 2020; inflazione piatta o in calo per il resto dell’anno e fino al 2021 (questo soprattutto a causa delle restrizioni e della riduzione della maggior parte delle attività economiche allo scopo di contenere la diffusione del coronavirus); aumento dell’inflazione nel secondo e nel terzo trimestre 2021, in concomitanza di un progressivo, ma difficoltoso ritorno alla normalità.

Ad ogni modo, per la maggior parte dei paesi sotto la lente d’ingrandimento, il 2021 ha segnato una rottura netta rispetto a quello che era stato un periodo insolitamente lungo di inflazione bassa o moderata, aggiunge il Pew Research Center. Durante il decennio che ha preceduto la pandemia, 34 dei 46 paesi hanno registrato variazioni medie dei tassi di inflazione pari o inferiori al 2,6%. In 27 di questi paesi, i tassi di inflazione sono stati in media inferiori al 2%. L’eccezione è stata l’Argentina, a lungo afflitta da un’elevata inflazione (l’Ocse non ha dati sui tassi di inflazione nel paese prima del 2018, ma nel periodo 2018-19 era in media del 44,4%).

Diversamente dall’Argentina, il Giappone ha avuto spesso a che fare con una deflazione periodica, o costante calo dei prezzi. Un trend che sostanzialmente è proseguito anche nell’ultimo periodo: nel primo trimestre del 2020, il tasso di inflazione del Giappone si attestava allo 0,7%. È scivolato poi in territorio deflazionistico nell’ultimo trimestre dello stesso anno e da allora è rimasto più o meno lì: i prezzi al consumo nel terzo trimestre del 2021 erano dello 0,2% al di sotto del loro livello nel terzo trimestre 2020.

In Islanda e in Russia, invece, l’inflazione è aumentata costantemente durante la pandemia e non solo in questi mesi. In Indonesia è scesa presto ed è rimasta a livelli bassi. In Messico, il tasso di inflazione è leggermente diminuito durante il 2020, ma è tornato a risalire rapidamente, raggiungendo il 5,8% nel periodo di riferimento, cioè su valori che non si registravano allo stesso modo dal quarto trimestre 2017. In Arabia Saudita è successo esattamente il contrario di quello che è stato il trend generale: il tasso di inflazione è aumentato durante la pandemia, per poi scendere bruscamente nel terzo trimestre ad appena lo 0,4%.

 

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