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Come sta evolvendo la situazione in Catalogna

La tensione tra Madrid e Barcellona rimane altissima e il proseguire della crisi potrebbe ripercuotersi negativamente sull'economia
di Mirko Spadoni

Martedì 10 ottobre il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, interverrà in Parlamento. Per parlare di cosa? Della “situazione politica attuale”. All’ordine del giorno non ci sarebbe altro. Ma durante la seduta, programmata alle ore 18, Madrid teme che il parlamento catalano possa adottare la dichiarazione unilaterale di indipendenza. Le ultime dichiarazioni di Puigdemont lasciano poco spazio alle interpretazioni: in diverse occasioni ha detto di voler far rispettare l’esito del referendum sull’indipendenza del 1° ottobre 2017.

Quella di domani potrebbe non essere una seduta parlamentare come le altre. Madrid ha messo comunque (ancora una volta) in guardia gli indipendentisti: in un’intervista alla stazione radio Cadena Cope, il vice primo ministro spagnolo, Soraya Saenz de Santamaria, ha dichiarato che, se il Parlamento catalano dichiarerà l’indipendenza, Madrid agirà per “ripristinare la legge e la democrazia”. Come intende farlo? Difficile dirlo.

Il quotidiano El Pais ha scritto che il governo spagnolo sta valutando la possibilità di applicare una legge del 1981 – Ley de los Estados de Alarma, Excepción y Sitio – che prevede tre scenari nei quali l’esecutivo può intervenire direttamente in una comunità autonoma, concedendo anche la possibilità di sospendere alcuni diritti fondamentali.

Puigdemont rischia l’arresto. Un’eventualità di cui si è parlato molto nei giorni scorsi e a ricordarlo anche lunedì è stato Pablo Casado, il vice segretario del Partito popolare spagnolo – lo stesso di Mariano Rajoy –, che ha detto: “Speriamo che domani [Puigdemont, ndr] non dichiari nulla, perché rischia di finire come chi lo ha fatto 83 anni fa”. Nel 1934 la “repubblica catalana” durò 11 ore e venne soffocata dall’esercito spagnolo, con il promotore dell’indipendenza Lluis Companys e i suoi ministri che vennero arrestati e condannati al carcere.

Lo stato di incertezza non aiuta l’economia. Nei giorni scorsi diversi istituti bancari – tra cui Banco Sabadell, Caixa e Banco Mediolanum, la controllata spagnola di Banca Mediolanum – hanno deciso di abbandonare la Catalogna, spostando la propria sede in zone ‘più tranquille’. Tante sono le imprese che hanno fatto altrettanto e a cui potrebbero aggiungersene anche delle altre, approfittando anche di un decreto approvato da Madrid che ne facilita il trasferimento da Barcellona e dintorni.

Il proseguire della crisi catalana non giova a nessuno. Né per la Spagna: il Fondo monetario internazionale sostiene che, se non verrà trovata una soluzione in tempi molto brevi, “ci saranno seri rischi per l’economia”. “Le tensioni politiche in Catalogna potrebbero minare la fiducia negli investimenti e nei consumi”, ha osservato a El Pais Andra Schaechter, economista capo missione del FMI in Spagna.

Né per la Catalogna: l’agenzia Fitch ha annunciato di essere pronta a tagliarne il rating. Nel breve periodo, le tensioni tra il governo spagnolo e quello catalano sono a rischio peggioramento e potrebbero portare a eventi imprevedibili, come possibili impatti sui fondi di liquidità cui la regione autonoma fa ricorso per finanziarsi.

Intanto, domenica, a Barcellona hanno manifestato gli unionisti: secondo la polizia, erano 350mila. Una cifra molto lontana dal milione di persone stimato degli organizzatori. Indipendentemente dal loro numero, i manifestanti hanno ottenuto l’appoggio del premier spagnolo, Mariano Rajoy. “Difenderemo l’unità della Spagna, #NonSieteSoli”, ha scritto su Twitter.

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3 Commenti per “Come sta evolvendo la situazione in Catalogna”

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