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Usa 2020. Al via la transizione dei poteri

Si tratta di una fase fondamentale per permettere una continuità amministrativa durante l’avvicendamento alla Casa Bianca. Biden, intanto, sceglie i primi nomi della sua squadra

di Redazione

Sì alla transizione, ma non una vera e propria dichiarazione di vittoria per Joe Biden, al punto che le battaglie legali per il riconteggio dei voti proseguiranno. È l’annuncio che ha dato il presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, su Twitter, il quale ha annunciato di avere autorizzato Emily Murphy, alla guida della General Services Administration (Gsa), ad avviare le procedure, appunto, della transizione, ovvero tutti quei passaggi che renderanno possibile il trasferimento di poteri da un’amministrazione all’altra. 

Si tratta di una fase tutt’altro che banale, come avevamo già avuto modo di osservare nelle scorse settimane. La transizione è regolata dalla legge ed è fondamentale per permettere una continuità amministrativa durante l’avvicendamento alla Casa Bianca. In questo periodo, infatti, il presidente uscente resta nel pieno delle sue funzioni, ma difficilmente prende decisioni sostanziali (in caso di necessità concordate con il team di transizione del presidente eletto) allo scopo di facilitare qualsiasi passaggio burocratico, a partire dall’accesso agli uffici per quelli che saranno i nuovi funzionari e contatti con i responsabili delle agenzie federali.

La mossa di Trump, insomma, permetterà ora al team della transizione di Biden, tra le altre cose, di avere accesso ai fondi federali, di ricevere i briefing dei servizi di intelligence e di avviare le dovute indagini sulle persone che il futuro presidente vorrà nella sua amministrazione. Dopo i nomi annunciati ieri (Anthony Blinken sarà il segretario di Stato), l’ex presidente della Fed, Janet Yellen, è in procinto di essere nominata segretario al Tesoro. Sarebbe la prima donna a ricoprire il ruolo. Le altre nomine fin qui annunciate in via ufficiale dal team di transizione Biden-Harris, Alejandro Mayorkas come segretario alla Sicurezza nazionale, Avril Haines come direttrice dell’Intelligence nazionale, Linda Thomas-Greenfield ambasciatrice alle Nazioni Unite, Jake Sullivan consigliere sulla Sicurezza nazionale e John Kerry inviato speciale per il clima. Al Senato spetta un controllo vincolante – e relativa conferma – su tutte le nomine presidenziali.

Il nuovo segretario di Stato

Dopo il presidente, viene (in un certo senso) il segretario di Stato. Si capisce allora perché il ruolo venga considerato importante e allo stesso tempo molto delicato nel quadro della politica statunitense. Tony Blinken sarà il successore di Mike Pompeo (il quale a sua volta era subentrato alla prima scelta di Trump, Rex Tillerson). Blinken, 58 anni, è una persona che già apparteneva alla cerchia del presidente eletto Biden: diventò presto suo consigliere dopo un incontro tra i due nel 2000 e nel 2009 divenne consigliere per la sicurezza nazionale dell’allora vicepresidente, per poi passare direttamente alla Casa Bianca quando venne nominato viceconsigliere per la sicurezza nazionale da Barack Obama. Da alto funzionario del consiglio per la sicurezza nazionale durante l’amministrazione Clinton, Blinken seguì il conflitto nei territori dell’ex Jugoslavia, mentre negli anni di amministrazione Obama, il Medio Oriente (la crisi siriana, le relazioni con Teheran…) ha rappresentato la sua principale area di competenza. Le sfide del futuro lo vedranno ora proiettato a ricondurre gli Stati Uniti all’interno dell’accordo di Parigi sul clima, quindi al multilateralismo, la “nuova” questione iraniana e i futuri rapporti con Israele (alla luce dei recenti Accordi di Abramo), oltre, naturalmente al dossier Cina, di sicuro tra i più ostici che erediterà dall’amministrazione uscente in politica estera.

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