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Usa 2020. Una transizione a ostacoli

Quali passaggi durante l’avvicendamento alla Casa Bianca? E quali funzioni spettano al presidente uscente? Perché il passaggio di consegne appare oggi così complicato?

di Fabio Germani

In condizioni normali sapremmo di due team – quello di transizione del presidente eletto e quello dell’amministrazione uscente – al lavoro, insieme, per il fatidico “passaggio di consegne”, che viene successivamente formalizzato con la consueta cerimonia di insediamento del nuovo presidente il 20 gennaio. Si tratta di una fase tutt’altro che banale, semmai regolata dalla legge e fondamentale per permettere una continuità amministrativa durante l’avvicendamento alla Casa Bianca. In questo periodo, infatti, il presidente uscente resta nel pieno delle sue funzioni, ma difficilmente prende decisioni sostanziali (in caso di necessità concordate con il team di transizione del presidente eletto) allo scopo di facilitare qualsiasi passaggio burocratico, a partire dall’accesso agli uffici per quelli che saranno i nuovi funzionari e contatti con i responsabili delle agenzie federali. Tutto questo avverrebbe in condizioni di normalità, appunto, ma non è questo il caso.

Photo by Tabrez Syed on Unsplash

Come è noto, l’amministrazione Trump non ha ancora allacciato relazioni con il team di transizione Biden-Harris.Tutto è fermo a causa delle azioni legali intraprese dalla campagna Trump che chiede controlli rigorosi sui voti espressi per corrispondenza negli Stati chiave che hanno permesso a Biden di raggiungere la soglia (di superarla, in verità) dei 270 grandi elettori, utili per vincere le elezioni. Tra le ultime mosse, la campagna di Donald Trump ha fatto causa al segretario di Stato della Pennsylvania, Kathy Boockvar, per via di un sistema di conteggio dei voti per posta ritenuto poco scrupoloso. L’accusa è di “violazione costituzionale”, il che potrebbe anticipare la volontà di portare la questione alla Corte Suprema. Gli esperti ritengono improbabile che i giudici dell’Alta Corte possano ribaltare il risultato elettorale (nonostante l’attuale schiacciante maggioranza di toghe a nomina repubblicana, dopo il recente sì del Senato alla giudice conservatrice Amy Coney Barrett), ma lo stallo politico complica non poco il trasferimento dei poteri e di conseguenza rallenta le iniziative che Joe Biden intende intraprendere prima di fare il suo ingresso ufficiale alla Casa Bianca (a cominciare dal contrasto al coronavirus, per cui ha già nominato nelle scorse ore una task force).

Il caso Florida 2000

L’ultima volta che avvenne qualcosa del genere era il 2000. Allora il rallentamento della transizione fu dovuto alla contesa, per un pugno di voti (537), in Florida tra il candidato democratico e vicepresidente uscente Al Gore e il governatore del Texas (futuro presidente degli Stati Uniti) George W. Bush: si andò avanti fino al 12-13 dicembre, quando Gore decise di concedere la vittoria a Bush dopo che la Corte Suprema sospese il riconteggio delle schede nello Stato, rimandando il caso ai giudici supremi della Florida. 

Le possibili mosse di Trump

Cosa può fare ora Trump? Come già accennato, in questa fase il presidente resta nel pieno di molte sue funzioni. Una pratica abbastanza rituale è la concessione della grazia, di cui già altri presidenti hanno fatto uso nelle ultime settimane di mandato (Obama, ad esempio, decise di commutare la condanna di Chelsea Manning). Intanto il presidente Trump ha licenziato il segretario alla Difesa, Mark Esper, nominando al suo posto il direttore del Centro nazionale di antiterrorismo, Christopher Miller. Potrebbero seguire ulteriori licenziamenti, sostengono i media americani, per questioni slegate dall’esito elettorale. I prossimi nomi potrebbero riguardare persone ai vertici di diverse agenzie federali. 

@fabiogermani

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2 Commenti per “Usa 2020. Una transizione a ostacoli”

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