Usa 2020. L’America a pochi mesi dal voto | T-Mag | il magazine di Tecnè

Usa 2020. L’America a pochi mesi dal voto

La pandemia ha stravolto la campagna elettorale, l’economia crolla, proseguono le proteste nelle città, che intanto fanno i conti con la crisi. Perché il voto del 3 novembre sarà tra i più incerti di sempre 

di Fabio Germani

Le proteste di Black Lives Matter, la morte di John Lewis, una pandemia che ancora non dà tregua e che costringerà i partiti a organizzare convention virtuali, l’economia che crolla, la disoccupazione che cresce. È quasi certamente uno degli anni più duri di sempre per gli Stati Uniti. Si dirà: ciò è vero ovunque o quasi. Ma per gli Stati Uniti il 2020 è anche un anno elettorale, con tutte le conseguenze – dirette o indirette – che seguiranno a livello globale. A novembre si sfideranno due visioni del mondo, oltre che del paese, che mai come stavolta si erano mostrate tanto distanti. E con una crisi sanitaria di cui ancora non sappiamo indicare un termine, nonostante un cauto ottimismo sullo sviluppo e sulla produzione di un vaccino anti-Covid.

Tanto per capire l’impatto della pandemia sulla campagna elettorale, basti ricordare che addirittura l’uso della mascherina è stato un tema politico. All’oltranzismo di molti repubblicani seguivano le raccomandazioni di altrettanti democratici, salvo una serie di passi indietro mano a mano che il coronavirus continuava a far registrare nuovi incrementi giornalieri di casi e, soprattutto, di decessi. Così, alla fine, anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dovuto fare un dietrofront sull’uso della mascherina per contenere la diffusione del virus. Alcuni Stati – il Texas, ad esempio, ma non solo il Texas – si sono visti costretti a procedere con nuovi lockdown e altre restrizioni per affrontare le “seconde ondate” di contagi che nel frattempo si ricominciavano a registrare.  

Cosa dicono i sondaggi

I sondaggi hanno evidenziato nelle ultime settimane un calo di fiducia degli americani nei confronti dell’inquilino della Casa Bianca, mentre resta ampio il divario con il rivale democratico, Joe Biden. Il quale – a questo punto della campagna – mantiene un vantaggio superiore, sebbene in rallentamento nelle più recenti rilevazioni, di quello che nel 2016 poteva vantare Hillary Clinton. Ma proprio il voto del 2016 deve servire da lezione: gli umori generali non riflettono esattamente l’esito elettorale, che può nascondere insidie di Stato in Stato. Eppure alcuni elementi, dati attuali alla mano, aiutano a comprendere perché queste di novembre si preannunciano come tra le elezioni più incerte di sempre: in Texas, uno Stato ininterrottamente conservatore da anni (anche se la geografia politica sta cambiando molto, da quelle parti, con le principali città a guida democratica), Trump e Biden sono dati praticamente alla pari (il vantaggio del presidente in carica è troppo sottile), stando alle medie di RealClearPolitics. In molti ritengono che la gestione, talvolta ambigua, dell’emergenza sanitaria da parte dell’amministrazione Trump, stia pesando molto sulla discesa di consensi che si osserva al momento. Tuttavia il pensiero degli americani – secondo il Pew Research Center – è abbastanza allineato con quello del presidente: il 78% degli intervistati ritiene che la Cina abbia grosse responsabilità nella diffusione, a livello mondiale, del coronavirus. Cina che è infatti al centro dell’agenda politica, con i rapporti tesi tra Washington e Pechino, un accordo commerciale che nei fatti è rimasto in alto mare e nuove sfide ad alto contenuto tecnologico sullo sfondo (da Huawei a TikTok, passando per gli hacker che secondo le autorità statunitensi hanno tentato di sottrarre informazioni sullo sviluppo del vaccino).  

Dalle proteste all’economia, i problemi dell’America

Non solo il virus, però. La morte di George Floyd avvenuta a maggio a Minneapolis e provocata dai metodi violenti degli agenti che lo avevano in custodia – proprio in queste ore il Daily Mail ha pubblicato nuovi video sulla vicenda – ha scatenato la rabbia di tanti manifestanti e attivisti di Black Lives Matter, con proteste che stanno proseguendo in diverse città, per quanto se ne parli meno. Ma a Portland, dove erano stati inviati gli agenti federali, qualcosa non ha funzionato. Mentre in altre metropoli – Chicago su tutte (non una novità, purtroppo), ma anche New York – la criminalità è tornata a crescere. Le motivazioni riguardano in parte i problemi che le forze di polizia (che sono organizzate a livello locale) stanno affrontando, in parte la crescente povertà – tra gli effetti della pandemia – che induce le persone a comportamenti devianti, lasciando strascichi pesanti. Anche la geografia urbana rischia di mutare. Informa ancora il Pew Research Center che prima del Covid, le contee suburbane stavano mettendo a segno risultati importanti, anche in termini occupazionali, diminuendo le differenze con le aree più centrali. Quello che potrà accadere in futuro, in ogni caso, resta un’incognita: il ricorso alle forme di work from home potrà avere delle ripercussioni su alcune specifiche attività economiche e commerciali (la ristorazione, i trasporti, alcuni servizi) e sul mercato immobiliare. Le scelte residenziali delle persone potrebbero così stravolgere gli agglomerati urbani, una condizione che non va sottovalutata in vista di una nuova riorganizzazione sociale, politica e del lavoro. Senza contare le perdite che si stanno registrando a causa di un turismo praticamente azzerato: la fase che sta attraversando una città come Las Vegas è di gran lunga l’esempio di maggiore impatto. E l’economia, che andava a gonfie vele prima dello scoppio della pandemia, ha fatto registrare un crollo del Pil nel secondo trimestre del 32,9%, il peggior dato dal 1947. Un duro colpo, questo, per Trump. 

Biden e la scelta del vicepresidente

In tutto ciò il dibattito tra i due candidati comprende soprattutto l’andamento della pandemia, specie con accuse a distanza, sulle (in)capacità reali o presunte dell’avversario. Gli schemi sono saltati: pochi incontri, tutt’altro che affollati, in compenso tanto streaming. Biden nelle ultime settimane ha potuto contare su un sostegno più deciso dell’ex presidente, Barack Obama – un ulteriore fattore di studio in questa campagna (in caso di vittoria, Trump non mancherà di sottolineare di avere superato anche il predecessore) – e i sondaggi, dicevamo, sono ora dalla sua parte. A breve – potrebbe accadere addirittura un minuto dopo la pubblicazione di questo articolo –, Biden dovrebbe annunciare il suo vice, che sarà sicuramente una donna, quasi certamente una donna afroamericana. Kamala Harris è stata a lungo la favorita, ma stanno salendo le quotazioni di Karen Bass, deputata californiana, e di Susan Rice, ex consigliera per la sicurezza nazionale di Obama. Di solito il ruolo di vicepresidente viene affidato ad una persona che può indirizzare la porzione di elettorato diffidente dalla propria parte o colmare le lacune su alcuni specifici argomenti. In altre parole, la scelta del vice serve a rassicurare. Nel caso di Biden potrebbe esserci dell’altro. Nel 2024, l’ex vicepresidente avrà 82 anni. Qualora venisse eletto a novembre, un successivo tentativo per un secondo mandato non è così scontato. Dunque la sua decisione potrebbe non solo ricadere su una persona della quale possa fidarsi ciecamente e rassicurare, appunto, eventuali indecisi, ma anche su qualcuno che possa raccoglierne immediatamente il testimone in caso di necessità o di rinuncia a correre tra quattro anni. Una sorta di presidente designato, con tutti i se e i ma legati soprattutto all’esito di un’elezione. Un quadro interessante, molto più che Trump potrebbe contestare un risultato per lui negativo, soprattutto se diversi Stati – alcuni già lo fanno da tempo – vorranno adottare il voto per posta allo scopo di evitare lunghe code ai seggi e assembramenti (inoltre le operazioni di voto per corrispondenza potranno prendere il via con giorni di anticipo). Ad oggi, insomma, l’unica certezza è che le presidenziali 2020 segneranno uno spartiacque incredibile nella storia degli Stati Uniti. Qualcosa di totalmente inesplorato prima d’ora. 

@fabiogermani

Le puntate precedenti
Usa 2020. Da dove vengono le proteste
Usa 2020. L’emergenza cambierà le regole del gioco?
Usa 2020. L’emergenza sanitaria e le presidenziali
Usa 2020. Biden vince ancora (ma la notizia è un’altra)
Usa 2020. Sarà Trump vs. Biden
Usa 2020. L’America e l’emergenza sanitaria
Usa 2020. Il sorpasso di Joe Biden

 

3 Commenti per “Usa 2020. L’America a pochi mesi dal voto”

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